A Soul Luigi Lo Cascio e il capo della chiesa greco-cattolica ucraina

Sabato ore 20.45 e domenica ore 20.30

Luigi Lo Cascio si racconta a Monica Mondo, sabato 24 novembre ore 20.45

L’ attore, regista e ora anche scrittore si racconta. Un uomo profondamente legato alla sua terra, la Sicilia, e alla sua città natale, Palermo, che pur essendo ambigua e contraddittoria raccoglie in sé molte speranze per il futuro. Un luogo dove si rifugia, circondato dagli affetti familiari a cui tiene moltissimo, raccontandosi con grande umanità.

Luigi Lo Cascio

“Ogni volta che vado a Palermo, faccio un giro dei luoghi a me cari, dalla scuola ai giardinetti dove giocavo da bambino,  una sorta di pellegrinaggio che ripercorre la mia infanzia. Per ritrovare me stesso.” Da Palermo se ne va come tati, ancora ragazzo, rincorrendo il sogno dell’Accademia d’arte drammatica, che lo forma tra i migliori attori di teatro della sua generazione. Ma è il cinema a renderlo famoso dai Cento passi, la storia di Peppino Impastato, che gli valse il David di Donatello ed è diventato manifesto di resistenza civile contro la mafia, a La bella gioventù, alla serie fortunata di Smetto quando voglio.

Con il suo primo romanzo Ogni ricordo un fiore edito da Feltrinelli, l’autore presenta uno scritto colto, alto, denso di riferimenti letterari amati, da Pirandello a Sciascia, a Bufalino, dai toni malinconici:  il protagonista è una sorta di  alter-ego, che ricostruisce ricordi e pezzi di vita e delle molte vite che ha o avrebbe voluto vivere, attraverso gli incontri che gli consente un lungo viaggio in treno, da Palermo a Roma; occasione per rileggere e provare a tessere il filo dei cento e più incipit che dovevano costituire altrettanti romanzi, mai portati avanti. Perché è l’incompiutezza la sua cifra, e la cifra di noi uomini, oggi.   “Questo romanzo potrebbe benissimo essere una biografia. E’ il mio modo di presentarmi nella letteratura…Per me la parte più importante è l’incipit. E’ da lì che parte tutto.” Sembra schivo, Lo Cascio, vero siciliano dentro, ma sa sfoderare sorrisi e una pienezza d’umanità che mette a posto le priorità nella vita. Genitori e sposa e figli, e la libertà delle piccole cose, la libertà dai condizionamenti, anche della fama. La libertà di quando correva ragazzo, mezzofondista capace, e ancora non sapeva se lo aspettava una carriera di sportivo o di medico…

 Il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore di Kiev-Halyč racconta l’Ucraina, la guerra, l’Europa e chiesa, domenica 25 novembre ore 20.30