Continua Nel mezzo del Cammin con la lettura della Vita Nova, l’opera di Dante che è una sorta di profezia, una raccolta di quei temi che troveranno la loro espressione compiuta nella Divina Commedia. In questa puntata finisce la lettura della Vita Nova, con il racconto prima della prefigurazione poi della morte di Beatrice. Secondo Franco Nembrini è proprio nell’incontro con questo dolore così incomprensibile la chiave dell’opera di Dante e del cammino che porterà alla nascita della Divina Commedia.

Ma è proprio il senso della vita e della morte la chiave di questa puntata, nel confronto tra la visione degli antichi e in quella dell’uomo, e poi del poeta dopo la venuta di Cristo. Gli antichi vedevano la vita infatti come una parabola, un labirinto che ti fa sentire l’Eterno e lo nega. Una visione rappresentata dalla figura di Icaro che cerca la salvezza volando verso il sole ma che proprio nel sole trova lo strumento del suo fallimento. Tra l’antichità e Dante però è venuto “qualcuno che fa ricominciare il viaggio”, qualcuno che dà un senso nuovo alla vita. Ma la consapevolezza non è immediata in Dante che alla fine della Vita nova annuncia che non parlerà più di Beatrice fino a quando non capirà il senso di quello che è successo.

Una promessa che si scioglie solo dieci anni dopo quando Dante scopre il senso della vita e decide di raccontarlo e di accompagnarci nel suo viaggio, quel viaggio che lo porterà alla fine a rivedere Beatrice  per poter dire di lei quello che di nessuna altra era mai stato detto..

Dice Nembrini “Tutto lo scopo sarà quello di vedere Beatrice, come Maria ha portato all’ umanità Cristo  così Beatrice ha fatto per Dante” fino ad arrivare quindi in Paradiso per vedere Beatrice nella gloria di Dio: un cammino lungo che cominceremo la settimana prossima con l’inizio della Divina Commedia.

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28 Dicembre 2015

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