I Ss. XII Apostoli, le Quattro Tempora e la Novena dell’Immacolata

Ss. XII Apostoli - Mauro Monti

Conserva le reliquie degli Apostoli Filippo e Giacomo, la tradizione delle stationes quaresimali e delle Quattro Tempora e dal XV secolo è legata al culto dell’Immacolata: è la Basilica dei Ss. XII Apostoli, uno scrigno d’arte e fede tutto da riscoprire.

Sede di due stationes quaresimali, una nella prima settimana di Quaresima e l’altra il giovedì dopo Pasqua, questa antica basilica fu eretta nel VI secolo dal Pontefice Pelagio I (555-560) in onore dei Santi Apostoli Filippo e Giacomo, per commemorare la cacciata dei Goti in seguito alla vittoria di Narsete.

La Chiesa ricorda i due Apostoli Filippo e Giacomo il minore lo stesso giorno poiché le loro reliquie furono deposte insieme in questa basilica. Filippo, originario della città di Betsaida, e discepolo di Giovanni Battista, fu tra i primi a seguire Gesù e, secondo la tradizione, evangelizzò gli Sciti e i Parti. Giacomo invece ebbe un ruolo importante nel Concilio di Gerusalemme, divenendo capo della Chiesa della città alla morte di Giacomo il Maggiore. Scrisse la prima delle Lettere Cattoliche del Nuovo Testamento.

In Quaresima, proprio in questa chiesa, storicamente si celebrava il venerdì delle Quattro Tempora di Primavera, una tradizione antica cara alla Chiesa romana: al principio di ogni stagione, tre giorni della stessa settimana (mercoledì, venerdì, sabato) vengono destinati al digiuno e alla penitenza. Secondo la disposizione del calendario liturgico le Tempora sono stabilite: nella III settimana di Avvento, per l’inverno; nella I settimana di Quaresima, per la primavera; durante l’ottava di Pentecoste, per l’Estate; nella III settimana di settembre, per l’Autunno.

Ma questa chiesa è anche sede di un’altra antica tradizione, legata alla devozione mariana: la Novena dell’Immacolata. Già dal 1453 i francescani conventuali, arrivati ad officiare nella basilica, trovarono affermato il culto dell’Immacolata. Questo grazie al cardinale Bessarione che fece anche dipingere una raffigurazione della Madonna “concepita senza peccato” che si può ammirare ancora oggi all’interno della chiesa. Nel 1477 Papa Sisto IV autorizzò la celebrazione solenne della festa dell’8 dicembre e questo permise di dare il via alla tradizione della Novena. Tutti i parroci dei Santi Apostoli, nel tempo, impiegarono molta attenzione nella diffusione della devozione mariana, cercando di coinvolgere non solo la città di Roma ma l’intera regione. Dalla proclamazione del Dogma dell’Immacolata da parte di Pio IX nel 1854 e fino al 1969, tutti i Papi hanno presieduto la funzione la sera del 7 dicembre. In tempi recenti solo Giovanni XXIII e Paolo VI hanno rispettato, almeno una volta durante il loro pontificato, questa tradizione.

Dell’antica costruzione della basilica, edificata da Pelagio I e portata a termine da Giovanni III non rimane pressoché niente, mentre dei successivi restauri, avvenuti nel IX e poi nel XV secolo rimane il bel portico voluto dal Cardinale Giuliano Della Rovere. Nel 1702 Clemente XI ricostruì completamente la chiesa, dando l’incarico prima a Francesco Fontana e poi al padre Carlo. In questa occasione venne distrutto tutto della primitiva basilica, tranne alcune colonne. Nel 1827 Giovanni Torlonia fece eseguire la facciata su disegni del Valadier.

La balaustra con le tredici statue di Gesù e degli Apostoli, è di Carlo Rainaldi e agli occhi attenti del visitatore nasconde un rebus; sotto ognuna delle statue, infatti, c’è una lettera: F. L. D. L. C. S. O. T. C. E. C. V. B. Queste costituiscono un elogio nei confronti del cardinale Lorenzo Brancati, bibliotecario della Vaticana che finanziò la realizzazione delle sculture; l’architetto, volendo tramandare ai posteri la sua generosità senza urtare la suscettibilità del papa, incise l’elogio con le lettere iniziali della frase: Frater Laurentius De Laureolo Consultor Sancti Officii Theologus Cardinalis Episcopus Custos Vaticanae Bibliothecae.

Sotto l’imponente portico quattrocentesco, retto da possenti pilastri corinzi, sono presenti frammenti di plutei bizantini, medaglioni in bassorilievo, lapidi e iscrizioni e la stele funeraria di Giovanni Volpato, opera di Antonio Canova.

Il grandioso interno, a tre navate divise da pilastri corinzi, si mostra agli occhi del visitatore alquanto suggestivo grazie alla luce filtrata dalle vetrate colorate delle finestre. Nelle navate laterali, le cappelle, decorate da marmi policromi, sono ornate da eleganti colonne e da cupole affrescate.

In fondo alla navata destra, chiusa da un cancello, c’è la cappella del Crocifisso con tutto quello che rimane della primitiva basilica: otto grandiose colonne tortili del IV secolo.

La navata mediana, larghissima ed imponente, termina con un’ampia abside al centro della quale domina il più grande quadro d’altare di Roma: un dipinto ad olio di 20 metri per 10, opera del bolognese Domenico Muratori, raffigurante il Martirio degli Apostoli Filippo e Giacomo. Davanti, contornata da una balaustra marmorea, è situata l’elegante confessione dove si conservano i resti degli Apostoli Filippo e Giacomo.

Nella volta a botte della navata mediana, fra gli Evangelisti, dipinti da Luigi Fontana, c’è il grande affresco del Baciccia: Il trionfo dell’Ordine di S. Francesco. È questa una di quelle opere che segnano il passaggio di un’epoca, in questo caso tra il XVII e XVIII secolo, e che si distacca dall’altra grande opera dello stesso Baciccia presente nella vicina chiesa del Gesù, realizzata trent’anni prima.

Tra i tanti monumenti, tombe e sepolcri presenti nella basilica, ce ne sono particolarmente due da ricordare: quello quattrocentesco, nel presbiterio, del cardinale Pietro Riario, realizzato da Andrea Bregno, e l’altro presente sul fondo della navata sinistra, del Pontefice Clemente XIV, eseguito nel 1784 da Antonio Canova, sua prima opera romana.

A sinistra della Basilica c’è l’ingresso al Palazzo dei SS. Apostoli eretto da Giuliano da Sangallo. Da un portale cinquecentesco si accede a due chiostri contigui: il primo della fine del XV secolo è ad archi su colonne con capitelli ionici mentre il secondo, simile al precedente, accoglie al centro una fontana di Domenico Fontana e lungo la parete, il monumento del Cardinale Bessarione e il cenotafio di Michelangelo; il grande artista, infatti, doveva essere sepolto proprio qui il 18 febbraio 1564, ma alla sua morte il nipote, Leonardo Buonarroti, portò il corpo a Firenze e l’11 marzo venne sepolto in Santa Croce, rispettando, come scrisse il Vasari, la volontà di Michelangelo.

Mauro Monti

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