Farhad Bitani si racconta a Soul sabato 22 luglio alle 12.15 e alle 20.45

Farhad è afgano, ha solo 30 anni, ma negli occhi neri una storia da film, da romanzo, e la Storia del suo paese e di un mondo lacerato. Ex capitano dell’esercito, è il figlio di un importante generale dei mujaheddin, braccio destro del leggendario Massoud, “Il leone del Panshir”, che ha sconfitto i russi e che ha lottato contro i talebani. Incarcerato, torturato, fuggito rocambolescamente mentre la sua famiglia segretamente sopravviveva sotto la follia del fondamentalismo. Oggi Farhad non fa più il soldato, vive in Italia e lavora come mediatore culturale a Torino, è un rifugiato politico, che ha visto la guerra, la corruzione, la violenza e l’odio insensato. E’ cresciuto in un Afghanistan dove sembrava non esserci futuro, speranza, e che rimane un paese dilaniato dalla guerra e dalla violenza . Proprio in Italia incontra qualcosa trasforma radicalmente la sua vita, scopre che gli infedeli sanno essere generosi, accoglienti e attraverso la loro compagnia Riscopre il suo Dio. “Io ero musulmano come centinaia milioni di persone, ma ho riconosciuto il vero islam quando sono entrato in dialogo con i cristiani. “

Per raccontare la verità sul suo paese, l’Afghanistan, ha scritto e pubblicato L’ultimo lenzuolo bianco , edito da Guaraldi, un  libro duro, scomodo, che ha la prefazione di un grande giornalista, Domenico Quirico. Un libro che grandi editori non hanno voluto pubblicare perché sconvolge per la schiettezza della verità, che non fa comodo alle sottigliezze della diplomazia e del politically correct. Eppure Farhad gira l’Italia tra associazioni, movimenti, scuole, teatri, parrocchie a raccontare la sua storia. Minacciato, condannato da più fatwe come nemico dell’Islam dai fanatici, non ha paura perché “Chi ha paura non è libero, e io voglio essere un uomo libero. Vengo da un passato dove tutti i giorni  ho visto morti davanti ai miei occhi e il vero Dio mi ha salvato. Se arriverà il momento che qualcuno mi ucciderà ci saranno altre persone che seguiranno la strada che  ho tracciato.”

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