Io credo, l’ intervista integrale a Papa Francesco

Domenica 12 aprile alle 21.05

Roma 11 aprile 2020 – Va in onda domenica 12 aprile l’ultima puntata di Io Credo, con l’intervista integrale a Papa Francesco  condotta da don Marco Pozza, il cappellano del carcere di Padova che lo ha già intervistato negli anni passati su ‘Padre Nostro’ e ‘Ave Maria’. 

“Alle volte ci vengono teorie – afferma il Papa – che ci fanno presentare un Dio astratto, un Dio ideologico…un’idea, perfetto; e che ti provano l’esistenza di Dio come fosse una matematica […] I santi…hanno capito cosa è credere in un Dio che è Padre e non in un dio-Mandrake, con la bacchetta magica”.

Il programma va in onda nel giorno di Pasqua, alle 21.05,  per la regia di Andrea Salvadore, coautore del programma insieme a don Pozza.

Nell’intervista Papa Francesco affronta diversi temi dai cristiani perseguitati al populismo. E poi satana, la fede, la mondanità, il lusso nella Chiesa, i movimenti ecclesiali, la mafia e i politici. Cita due volte Benedetto XVI e anche grandi autori, opere e personaggi dello spettacolo: Joseph Malégue (romanziere cattolico), Padre Henri De Lubac (teologo gesuita), Ludwig von Pastor (storico), Gustav Mahler (compositore e maestro d’orchestra), Vincent di Lerino (monaco benedettino e teologo del IX secolo), Anna Magnani, Turandot e il capitello di Vèzelay. Il Pontefice parla anche di Nuovi Orizzonti, i cristiani della Thailandia, la Chiesa in Corea, la leggenda della Madonna dei mandarini in Calabria.

“C’è un processo contro il cristianesimo”, dice il Papa nell’intervista, “il cristianesimo è perseguitato. C’è un processo che vuole annientarlo perché il cristianesimo è una minaccia […] La storia del cristianesimo è una storia di persecuzioni…È vero che il cristianesimo non vive di successi […] La verità cristiana è nella perseveranza dei cristiani, perseveranza contro la mondanità, nella mondanità”.
In un altro punto dell’intervista il Papa afferma che “la fede va trasmessa in dialetto”, soprattutto “in dialetto familiare. Pensa alla mamma dei Maccabei: per tre volte, dice il testo biblico, che ai sette figli martiri parlava in dialetto. Cioè, la fede va trasmessa in quel linguaggio che è proprio della famiglia, che è proprio della gente che ti si avvicina con amore, un linguaggio diverso da un linguaggio intellettuale”.

Parlando di come testimoniare il Vangelo con la vita il Papa infine afferma: “Quando vedo cristiani troppo puliti che hanno tutte le verità, l’ ortodossia, la dottrina vera, e sono incapaci di sporcarsi le mani per aiutare qualcuno a sollevarsi, non sanno sporcarsi le mani; quando vedo questi cristiani io dico: ‘Ma voi, non siete cristiani; siete teisti con acqua benedetta cristiana, ma ancora non siete arrivati al cristianesimo’. Se Dio si è sporcato le mani ed è disceso al nostro infero, ai nostri inferni, è disceso…noi dobbiamo seguire le sue tracce. (Se qualcuno dice ndr) ‘No, io non riesco, fino a qui …’, va bene ma non sei arrivato a essere cristiano, sei un cristiano a metà, un cristiano superficiale, neppure un cristiano: un uomo che crede in Dio, che ha delle idee chiare sulla redenzione, anche crede in satana, sa che satana esiste, ma si ferma alla porta degli inferi, fa dei calcoli”.