UDIENZA GENERALE: La Santa Messa in missione Adriana Marsili, Felicitas J. Santiesteban, Fracine Bisimwa Kikumi (7 febbraio 2018)

Nell’Udienza Generale di questa mattina, Papa Francesco ha continuato la catechesi sulla Santa Messa, incentrando la sua meditazione sulla Liturgia della Parola: II. Vangelo e omelia. Ne parliamo con tre missionarie di Maria – Saveriane: Adriana Marsili, Felicitas J. Santiesteban, Fracine Bisimwa Kikumi, insieme alla loro esperienza di missione in Italia e all’estero. In particolare Suor Adriana ha operato per promuovere l’integrazione tra i Latinos nella Chiesa americana, per la riabilitazione dei bambini-soldato in Sierra Leone, dov’è stata rapita dai ribelli insieme ad altre consorelle; e per l’educazione, l’alfabetizzazione e la promozione, in particolare della donna, nell’estremo nord del Camerun.

 
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UDIENZA GENERALE

Al Vangelo si risponde con la vita

Papa: Noi ci alziamo per ascoltare il Vangelo: è Cristo che ci parla, lì. E per questo noi stiamo attenti, perché è un colloquio diretto. E’ il Signore che ci parla. Dunque, nella Messa non leggiamo il Vangelo per sapere come sono andate le cose, ma ascoltiamo il Vangelo per prendere coscienza che ciò che Gesù ha fatto e detto una volta; e quella Parola è viva, la Parola di Gesù che è nel Vangelo è viva e arriva al mio cuore. Per questo ascoltare il Vangelo è tanto importante, col cuore aperto, perché è Parola viva. Scrive sant’Agostino che «la bocca di Cristo è il Vangelo. Lui regna in cielo, ma non cessa di parlare sulla terra». Se è vero che nella liturgia «Cristo annunzia ancora il Vangelo»,[5] ne consegue che, partecipando alla Messa, dobbiamo dargli una risposta. Noi ascoltiamo il Vangelo e dobbiamo dare una risposta nella nostra vita.

 

Il dialogo tra il Signore e il suo popolo

Papa: L’omelia non è un discorso di circostanza – neppure una catechesi come questa che sto facendo adesso -, né una conferenza neppure una lezione, l’omelia è un’altra cosa. Cosa è l’omelia? E’ «un riprendere quel dialogo che è già aperto tra il Signore e il suo popolo», affinché trovi compimento nella vita. L’esegesi autentica del Vangelo è la nostra vita santa! La parola del Signore termina la sua corsa facendosi carne in noi, traducendosi in opere, come è avvenuto in Maria e nei Santi. Ricordate quello che ho detto l’ultima volta, la Parola del Signore entra dalle orecchie, arriva al cuore e va alle mani, alle opere buone. E anche l’omelia segue la Parola del Signore e fa anche questo percorso per aiutarci affinché la Parola del Signore arrivi alle mani, passando per il cuore.

 

 

L’omelia è dare la voce a Gesù

Papa: Chi tiene l’omelia deve compiere bene il suo ministero – colui che predica, il sacerdote o il diacono o il vescovo -, offrendo un reale servizio a tutti coloro che partecipano alla Messa, ma anche quanti l’ascoltano devono fare la loro parte. Anzitutto prestando debita attenzione, assumendo cioè le giuste disposizioni interiori, senza pretese soggettive, sapendo che ogni predicatore ha pregi e limiti. Se a volte c’è motivo di annoiarsi per l’omelia lunga o non centrata o incomprensibile, altre volte è invece il pregiudizio a fare da ostacolo. E chi fa l’omelia deve essere conscio che non sta facendo una cosa propria, sta predicando, dando voce a Gesù, sta predicando la Parola di Gesù.