UDIENZA GENERALE: Triduo Pasquale 28/03/2018

La meditazione di Papa Francesco, in Udienza Generale, è dedicata al Triduo Pasquale “per approfondire un po’ quello che i giorni più importanti dell’anno liturgico rappresentano per noi credenti”. Bergoglio in apertura ha posto la domanda: “quale festa è la più importante della nostra fede: il Natale o la Pasqua?”.
Ne abbiamo parlato con Padre Vittorio Trani, cappellano a “Regina Coeli” che accoglierà il Papa in visita al carcere romano per la celebrazione della Messa “in Coena Domini” del giovedì santo.

 

IN EVIDENZA

Attenti nel giudicare Risorgere dalla povertà interiore

 

UDIENZA GENERALE

L’UNICO CHE CI FA RINASCERE

Papa: L’unico, l’unico che ci giustifica; l’unico che ci fa rinascere di nuovo è Gesù Cristo. Nessun altro. E per questo non si deve pagare nulla, perché la giustificazione – il farsi giusti – è gratuita. E questa è la grandezza dell’amore di Gesù: dà la vita gratuitamente per farci santi, per rinnovarci, per perdonarci. E questo è il nocciolo proprio di questo Triduo Pasquale.

 

Cristiani finti

Papa: Ci sono i cristiani finti: quelli che dicono “Gesù è risorto”, “io sono stato giustificato da Gesù”, sono nella vita nuova, ma vivo una vita corrotta. E questi cristiani finti finiranno male. Il cristiano, ripeto, è peccatore – tutti lo siamo, io lo sono – ma abbiamo la sicurezza che quando chiediamo perdono il Signore ci perdona. Il corrotto fa finta di essere una persona onorevole, ma, alla fine nel suo cuore c’è la putredine.

Una vita nuova ci dà Gesù. Il cristiano non può vivere con la morte nell’anima, neanche essere causa di morte. Pensiamo – per non andare lontano – pensiamo a casa, pensiamo ai cosiddetti “cristiani mafiosi”. Ma questi di cristiano non hanno nulla: si dicono cristiani, ma portano la morte nell’anima e agli altri.

 

 

Lavare gli occhi dell’anima

Papa: Noi siamo risorti con Gesù: in piedi, con la fronte alta, e possiamo condividere l’umiliazione di coloro che ancora oggi, come Gesù, sono nella sofferenza, nella nudità, nella necessità, nella solitudine, nella morte, per diventare, grazie a Lui e con Lui, strumenti di riscatto e di speranza, segni di vita e di risurrezione.