ATTORNO ALLA TAVOLA
Don Andrea Ciucci 05/04/2018

Il pellegrinaggio aiuta la fede e il cibo che lo accompagna diventa momento di conoscenza ed esplorazione, come i pellegrinaggi di tutte le religioni, come la Chiesa in uscita di Papa Francesco che mette al centro accoglienza, condivisione e dialogo. Ne abbiamo parlato con Don Andrea Ciucci, segretario della Pontificia Accademia per la Vita, con la passione per la cucina, che insieme a Don Paolo Sartor, ha raccolto storie e sapori in “Nutrire l’anima. Cinquanta ricette di pellegrini e viaggiatori” (Ed. San Paolo).

Abbiamo ripreso così le parole di Papa Francesco in Udienza Generale dell’11 novembre 2015 e nell’incontro per il Giubileo degli operatori di pellegrinaggi e rettori di santuari.

 

IN EVIDENZA

Non di solo pane vive l’uomo… A ciascuno il suo posto

 

UDIENZA GENERALE del 11 novembre 2015

Saper condividere

Papa: Oggi rifletteremo su una qualità caratteristica della vita familiare che si apprende fin dai primi anni di vita: la convivialità, ossia l’attitudine a condividere i beni della vita e ad essere felici di poterlo fare. Condividere e saper condividere è una virtù preziosa! Il suo simbolo, la sua “icona”, è la famiglia riunita intorno alla mensa domestica. La condivisione del pasto – e dunque, oltre che del cibo, anche degli affetti, dei racconti, degli eventi… – è un’esperienza fondamentale. Quando c’è una festa, un compleanno, un anniversario, ci si ritrova attorno alla tavola. In alcune culture è consuetudine farlo anche per un lutto, per stare vicino a chi è nel dolore per la perdita di un familiare.

 

Aggiungi un posto a tavola

Papa: A tavola si parla, a tavola si ascolta. Niente silenzio, quel silenzio che non è il silenzio delle monache, ma è il silenzio dell’egoismo, dove ognuno fa da sé, o la televisione o il computer… e non si parla. No, niente silenzio. Occorre recuperare quella convivialità familiare pur adattandola ai tempi. La convivialità sembra sia diventata una cosa che si compra e si vende, ma così è un’altra cosa. E il nutrimento non è sempre il simbolo di una giusta condivisione dei beni, capace di raggiungere chi non ha né pane né affetti. Nei Paesi ricchi siamo indotti a spendere per un nutrimento eccessivo, e poi lo siamo di nuovo per rimediare all’eccesso. E questo “affare” insensato distoglie la nostra attenzione dalla fame vera, del corpo e dell’anima. Quando non c’è convivialità c’è egoismo, ognuno pensa a se stesso. Tanto più che la pubblicità l’ha ridotta a un languore di merendine e a una voglia di dolcetti. Mentre tanti, troppi fratelli e sorelle rimangono fuori dalla tavola. E’ un po’ vergognoso!

 

GIUBILEO DEGLI OPERATORI DI PELLEGRINAGGI E RETTORI DI SANTUARI

del 21 gennaio 2016

Accogliere con un sorriso

Papa: Gesù ha parlato dell’accoglienza, ma soprattutto l’ha praticata. Quando ci viene detto che i peccatori – ad esempio Matteo, o Zaccheo – accoglievano Gesù nella loro casa e alla loro mensa, è perché anzitutto essi si erano sentiti accolti da Gesù, e questo aveva cambiato la loro vita. E’ interessante che il Libro degli Atti degli Apostoli si conclude con la scena di san Paolo che, qui a Roma, «accoglieva tutti quelli che venivano da lui» (At 28,30). La sua casa, dove abitava come prigioniero, era il luogo dove annunciava il Vangelo. L’accoglienza è davvero determinante per l’evangelizzazione. A volte, basta semplicemente una parola, un sorriso, per far sentire una persona accolta e benvoluta.

Il pellegrino che arriva al santuario è spesso stanco, affamato, assetato… E tante volte questa condizione fisica rispecchia anche quella interiore. Perciò, questa persona ha bisogno di essere accolta bene sia sul piano materiale sia su quello spirituale. È importante che il pellegrino che varca la soglia del santuario si senta trattato più che come un ospite, come un familiare.

 

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