VIETATO LAMENTARSI 17/05/2018

Lamento e lamentela sono due atteggiamenti contrapposti nel fronteggiare le difficoltà della vita. In studio, insieme a Nicola Ferrante, Rosalba Manes spiega le differenze con dei riferimenti biblici. Il lamento è piangere davanti a Dio e sfogare dinanzi a lui il proprio dolore, mentre la lamentela è scagliarsi sulle persone e sulle situazioni che ci circondano. Contrariamente all’accezione negativa che la lamentazione assume nella mentalità occidentale (rassegnazione, ripiegamento su di sé, incapacità ad aiutarsi), nella prospettiva biblica essa è legata alla preghiera, è un elemento di supplica, di appello a Dio. E poi Salvo Noè, psicologo e psicoterapeuta, parla del suo libro “Vietato lamentarsi” (ed. San Paolo) e del cartello che ha regalato al Papa che è stato affisso sulla porta della sua stanza a Santa Marta.

Abbiamo così riascoltato le parole di Bergoglio nel discorso ai giovani a Cagliari del 22 settembre 2013, quando ha parlato della “Dea lamentela” come forma di inganno e nell’Udienza Generale del 28.12.2016 quando ha ricordato il lamento di Abramo come forma di fede e preghiera.

 

IN EVIDENZA

“ARRENDERSI? MAI” “NO ALLE CHIACCHIERE, BENEDITE”

 

VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE FRANCESCO A CAGLIARI (VI), 22.09.2013

La Dea lamentela

Papa: C’è la minaccia del lamento, della rassegnazione. Questi li lasciamo a quelli che seguono la “dea lamentela”! E voi, seguite la “dea lamentela”? Vi lamentate continuamente, come in una veglia funebre? No, i giovani non possono fare quello! La “dea lamentela” è un inganno: ti fa prendere la strada sbagliata. Quando tutto sembra fermo e stagnante, quando i problemi personali ci inquietano, i disagi sociali non trovano le dovute risposte, non è buono darsi per vinti.

 

UDIENZA GENERALE 28.12.2016

Quando lamentarsi è preghiera

Papa: E Abramo, non dico che perda la pazienza, ma si lamenta con il Signore. Anche questo impariamo dal nostro padre Abramo: lamentarsi con il Signore è un modo di pregare. Alle volte sento, quando confesso: “Mi sono lamentato con il Signore …”, ed [io rispondo]: “Ma no! Lamentati, Lui è padre!”. E questo è un modo di pregare: lamentati con il Signore, questo è buono. Abramo si lamenta con il Signore dicendo: «“Signore Dio, […] io me ne vado senza figli.

 

SANTA MARTA

Le chiacchiere dividono

Questa strumentalizzazione del popolo è anche un disprezzo del popolo, perché lo converti da popolo in massa. È un elemento che si ripete tanto, dai primi tempi fino adesso. Pensiamoci su. La domenica delle Palme è: tutti li acclamano, “Benedetto sei tu, che vieni in nome del Signore”. Venerdì dopo, la stessa gente grida: “Crocifiggilo”. Cosa è successo? Gli hanno lavato il cervello, e gli hanno cambiato le cose. E hanno convertito il popolo in massa, che distrugge…

E anche, in una misura più ristretta, succede lo stesso nelle nostre comunità parrocchiali per esempio, quando due o tre incominciano a criticare un altro. E incominciano a sparlare di quello… E fanno una unità finta per condannarlo; si sentono sicuri e lo condannano. Lo condannano mentalmente, come atteggiamento; poi si separano e sparlano uno contro l’altro, perché sono divisi. Per questo il chiacchiericcio è un atteggiamento assassino, perché uccide, fa fuori la gente, fa fuori la “fama” della gente…

Pensiamo alla grande vocazione alla quale siamo stati chiamati: la unità con Gesù, il Padre. E su questa strada dobbiamo andare, uomini e donne che si uniscano e che sempre cercano di andare avanti sulla strada dell’unità. E non le unità finte, che non hanno sostanza, e che soltanto servono per dare un passo oltre e condannare la gente, e portare avanti interessi che non sono i nostri: interessi del principe di questo mondo, che è la distruzione. Che il Signore ci dia la grazia di camminare sempre sulla strada della vera unità.

 

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