QUANDO IL LAVORO UMILIA
Yvan Sagnet 08/06/2018

Yvan Sagnet, arriva in Italia nel 2007 per studiare ingegneria con una borsa di studio al Politecnico di Torino. Per proseguire gli studi, nell’estate del 2011, va a Nardò, in Puglia, per lavorare come bracciante per la raccolta dei pomodori. Scopre così un sistema disumano e di sfruttamento dei lavoratori fondato sul caporalato. Propone un grande sciopero di denuncia che trova seguito nei media e poi in un processo penale che condanna di 11 persone. Da qui nasce la prima legge per l’abolizione del caporalato e l’Associazione No Cap, di cui Sagnet è presidente.

Sagnet continua la lotta alle ingiustizie che ancora esistono, ricordando l’ultimo episodio che ha visto coinvolto un suo amico Sacko Soumalia, il giovane originario del Mali ucciso pochi giorni fa nelle campagne di San Calogero, vicino Rosarno.

Il tema delle schiavitù di oggi è un tema più volte denunciato e condannato da Papa Francesco come nel videomessaggio ai partecipanti alla 48ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani del 26.10.2017 e nellomelia di Santa Marta del 19 maggio 2016 in cui definisce “vere sanguisughe” di chi approfitta della mancanza di lavoro per sfruttare la gente con contratti iniqui e in nero.

A commento delle attività del Papa di oggi, abbiamo ascoltato l’Omelia di Santa Marta tenutasi al mattino, in cui Bergoglio ha parlato dell’amore di Dio, un amore senza limiti.

 

IN EVIDENZA

Sagnet: Contro la cultura dell’indifferenza

 

VIDEOMESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI PARTECIPANTI ALLA 48ª SETTIMANA SOCIALE DEI CATTOLICI ITALIANI, 26.10.2017

Il lavoro che uccide

Papa: Ci sono lavori che umiliano la dignità delle persone, quelli che nutrono le guerre con la costruzione di armi, che svendono il valore del corpo con il traffico della prostituzione e che sfruttano i minori. Offendono la dignità del lavoratore anche il lavoro in nero, quello gestito dal caporalato, i lavori che discriminano la donna e non includono chi porta una disabilità. Anche il lavoro precario è una ferita aperta per molti lavoratori, che vivono nel timore di perdere la propria occupazione. Io ho sentito tante volte questa angoscia: l’angoscia di poter perdere la propria occupazione; l’angoscia di quella persona che ha un lavoro da settembre a giugno e non sa se lo avrà nel prossimo settembre. Precarietà totale. Questo è immorale. Questo uccide: uccide la dignità, uccide la salute, uccide la famiglia, uccide la società. Il lavoro in nero e il lavoro precario uccidono.

 

SANTA MARTA 19 maggio 2016

Sfruttare il lavoro degli altri è peccato mortale

Ecco, il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore onnipotente”». Punta il dito, cioè, contro quelle situazioni in cui «le ricchezze si fanno con lo sfruttamento della gente» e «quella povera gente diviene schiava» …

… L’apostolo Giacomo faceva riferimento al lavoro dei mietitori, oggi più in generale, conosciamo la «schiavitù del lavoro». A tale proposito il Pontefice ha raccontato l’esperienza di una ragazza alla quale hanno proposto undici ore di lavoro al giorno con salario in nero a 650 euro mensili. Di fronte alle sue proteste le hanno detto: «Ma guarda: guarda dietro di te la coda che c’è. Se ti piace, prendilo, se no, vattene. Ce ne sono altri che aspettano». Questi ricchi, ha commentato Francesco, «ingrassano in ricchezze» e sembrano gli stessi di cui l’apostolo scrive: «Vi siete ingrassati per il giorno della strage». E rivolgendosi idealmente a loro il Papa ha aggiunto: «Il sangue di tutta questa gente che avete succhiato» è «un grido al Signore, è un grido di giustizia»…

…«pensavamo che gli schiavi non esistessero più: esistono. È vero, la gente non va a prenderli in Africa per venderli in America: no. Ma è nelle nostre città», è nello «sfruttamento della gente, lo sfruttamento non solo dei bambini, dei ragazzi», ma di «tutta la gente» che, nel lavoro, viene trattata «senza giustizia».

 

SANTA MARTA del giorno

La concretezza dell’amore

Papa: È un amore che non si può capire. Un amore di Cristo che supera ogni conoscenza. Supera tutto. Così grande è l’amore di Dio. E un poeta diceva che era come “il mare, senza rive, senza fondo…”: ma un mare senza limiti. E questo è l’amore che noi dobbiamo capire, l’amore che noi riceviamo…

… Dio, come manifesta l’amore? Con le cose grandi? No: si impiccolisce, si impiccolisce, si impiccolisce, con questi gesti di tenerezza, di bontà. Si fa piccolo. Si avvicina. E con questa vicinanza, con questo impiccolimento, Lui ci fa capire la grandezza dell’amore. Il grande va capito per mezzo del piccolo…

…Quando Gesù vuole insegnarci come deve essere l’atteggiamento cristiano, ci dice poche cose, ci fa vedere quel famoso protocollo sul quale noi tutti saremo giudicati. E cosa dice? Non dice: “Io penso che Dio è così. Ho capito l’amore di Dio”. No, no… Io ho fatto in piccolo l’amore di Dio. Ho dato da mangiare all’affamato, ho dato da bere all’assetato, ho visitato l’ammalato, il carcerato. Le opere di misericordia sono proprio la strada di amore che Gesù ci insegna in continuità con questo amore di Dio, grande!

 

La fotogallery della puntata