UN VESCOVO MISSIONARIO IN ALBANIA Mons. Giovanni Peragine 11/09/2018

Nell’appuntamento di oggi Gennaro Ferrara incontra Mons. Giovanni Peragine, missionario dei padri barnabiti, amministratore apostolico dell’Albania meridionale e vicepresidente della Conferenza Episcopale Albanese. Insieme hanno dialogato sulla missione della Chiesa albanese a partire dalle parole del Papa nel discorso ai vescovi dei territori di missione partecipanti al seminario promosso dalla congregazione per l’evangelizzazione dei popoli dell’8 settembre 2018 sull’identità dei pastori che vivono la preghiera come necessità.

Poi abbiamo riascoltato la riflessione del mattino a Santa Marta, in cui il Papa ha parlato della figura del vescovo: uomo di preghiera e vicino al popolo.

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Mons. Giovanni Peragine: La preghiera del pastore

 

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AI VESCOVI DEI TERRITORI DI MISSIONE PARTECIPANTI AL SEMINARIO PROMOSSO DALLA CONGREGAZIONE PER L’EVANGELIZZAZIONE DEI POPOLI
8 settembre 2018

Il vescovo come il buon pastore

Papa: Chi è il vescovo? Interroghiamoci sulla nostra identità di pastori per averne più consapevolezza, pur sapendo che non esiste un modello-standard identico in tutti i luoghi. Il ministero del vescovo mette i brividi, tanto è grande il mistero che porta in sé. Grazie all’effusione dello Spirito Santo, il vescovo è configurato a Cristo Pastore e Sacerdote. È chiamato, cioè, ad avere i lineamenti del Buon Pastore e a fare proprio il cuore del sacerdozio, ovvero l’offerta della vita. Dunque non vive per sé, ma proteso a donare la vita alle pecore, in particolare a quelle più deboli e in pericolo. Per questo il vescovo nutre una vera e propria compassione per le folle di fratelli che sono come pecore senza pastore (cfr Mc 6,34) e per quanti in vari modi sono scartati. Vi chiedo di avere gesti e parole di speciale conforto per quanti sperimentano marginalità e degrado; più di altri hanno bisogno di percepire la predilezione del Signore, di cui siete le mani premurose.

 

Un pastore che prega

Papa: Il vescovo è successore degli Apostoli e come gli Apostoli è chiamato da Gesù a stare con Lui (cfr Mc 3,14). Lì trova la sua forza e la sua fiducia. Davanti al tabernacolo impara ad affidarsi e ad affidare al Signore. Così matura in lui la consapevolezza che anche di notte, quando dorme, o di giorno, tra fatica e sudore nel campo che coltiva, il seme matura (cfr Mc 4,26-29). La preghiera non è per il vescovo devozione, ma necessità; non un impegno tra tanti, ma un indispensabile ministero di intercessione: egli deve portare ogni giorno davanti a Dio le persone e le situazioni. Come Mosè, tende le mani al cielo a favore del suo popolo (cfr Es 17,8-13) ed è capace di insistere col Signore (cfr Es 33,11-14), di negoziare col Signore, come Abramo. La parresia della preghiera. Una preghiera senza parresia non è preghiera. Questo è il Pastore che prega! Uno che ha il coraggio di discutere con Dio per il suo gregge.

 

 

 

 

SANTA MARTA

 

Il vescovo si sente scelto

Papa: Il vescovo che ama Gesù non è un arrampicatore che va avanti con la sua vocazione come fosse una funzione, forse guardando a un’altra possibilità di andare avanti e di andare su: no. Il vescovo si sente scelto. E ha proprio la certezza di essere stato scelto. E questo lo porta al dialogo con il Signore: “Tu hai scelto me, che sono poca cosa, che sono peccatore …”: ha l’umiltà. Perché lui, quando si sente scelto, sente lo sguardo di Gesù sulla propria esistenza e questo gli dà la forza…

Il vescovo che non rimane distante dal popolo, che non usa atteggiamenti che lo portano a essere distante dal popolo; il vescovo tocca il popolo e si lascia toccare dal popolo. Non va a cercare rifugio dai potenti, dalle élite: no. Saranno le élite a criticare il vescovo; il popolo ha questo atteggiamento di amore verso il vescovo, e ha questa – come fosse – questa unzione speciale: conferma il vescovo nella vocazione…

Questo fa bene ricordarlo, in questi tempi in cui sembra che il Grande Accusatore si sia sciolto e ce l’abbia con i vescovi. E vero, ci sono, tutti siamo peccatori, noi vescovi.  Cerca di svelare i peccati, che si vedano, per scandalizzare il popolo. Il Grande Accusatore che, come lui stesso dice a Dio nel primo capitolo del Libro di Giobbe, “gira per il mondo cercando come accusare”. La forza del vescovo contro il Grande Accusatore è la preghiera, quella di Gesù su di lui e quella propria; e l’umiltà di sentirsi scelto e rimanere vicino al popolo di Dio, senza andare verso una vita aristocratica che gli toglie questa unzione. Preghiamo, oggi, per i nostri vescovi: per me, per questi che sono qui davanti e per tutti i vescovi del mondo.