Costruttore del regno di Dio – Padre Alejandro Solalinde

18 ottobre 2018

Incontro con Padre Alejandro Solalinde, missionario messicano che nel 2007 ha fondato Hermanos en el Camino, un centro di aiuto per i migranti diretti negli Stati Uniti. Padre Solalinde ha ottenuto diversi riconoscimenti per il suo impegno sociale, come il Premio nazionale per i diritti umani. Più volte è stato minacciato di morte dai «cartelli» dei narcotrafficanti ed è stato candidato al Premio Nobel per la pace nel 2018.
Nella sua ultima pubblicazione “Questo è il Regno di Dio. Una vita radicalmente cambiata” (EMI) avanza una proposta concreta e operativa: un Sinodo sul Regno di Dio. Una meditazione che coniuga la riflessione della teologia della liberazione con la propria esperienza di «prete sul campo» a fianco degli ultimi e dei diseredati. «Siamo nati nel sistema capitalista, una condizione che impone il denaro come valore supremo; solo dopo viene Dio, e infine la gente. Il Dio della vita è stato espulso dall’economia e rinchiuso nei templi».
In trasmissione Padre Solalinde parla della sua missione e riflette sulle parole del Papa nell’Omelia di Santa Marta del 31 ottobre 2017, sul coraggio di far crescere il Regno di Dio e, nell’Omelia
del Papa del mattino, sulle diverse forme di persecuzione.

IN EVIDENZA  

 

Padre Alejandro Solalinde:

“Il dialogo è il sacramento del Regno di Dio”

 

“Missionario del Regno di Dio”

 

SANTA MARTA 31.10.2017

 

Perché il Regno cresca ci vuole coraggio

 

Papa: Perché il Regno cresca ci vuole il coraggio: di gettare il granello, di mescolare il lievito”…. “Guai a quelli che predicano il Regno di Dio con l’illusione di non sporcarsi le mani. Questi sono custodi di musei: preferiscono le cose belle, e non questo gesto di gettare perché la forza si scateni, di mescolare perché la forza faccia crescere. Questo è il messaggio di Gesù e di Paolo: questa tensione che va dalla schiavitù del peccato, per essere semplice, alla pienezza della gloria.

 

 SANTA MARTA 18.10.2018

Soli nella persecuzione

Papa: Ieri, nell’Aula del Sinodo un vescovo di uno di questi Paesi dove c’è persecuzione ha raccontato di un ragazzo cattolico preso da un gruppo di ragazzi che odiavano la Chiesa, fondamentalisti; è stato picchiato e poi buttato in una cisterna e buttavano il fango e alla fine, quando il fango è arrivato al collo: “Dì per l’ultima volta: tu rinunci a Gesù Cristo?” – “No!”. Hanno buttato una pietra e l’hanno ammazzato. L’abbiamo sentito tutti. E questo non è dei primi secoli: questo è di due mesi addietro! E’ un esempio. Ma quanti cristiani oggi soffrono le persecuzioni fisiche: “Oh, questo ha bestemmiato! Alla forca!”.

La persecuzione della calunnia, delle dicerie e il cristiano sta zitto, tollera questa “povertà”. Alle volte è necessario difendersi per non dare scandalo … Le piccole persecuzioni nel quartiere, nella parrocchia … piccole, ma sono la prova: la prova di una povertà. E’ il secondo modo di povertà che ci chiede il Signore. Il primo, lasciare le ricchezze, non essere con il cuore attaccato alle ricchezze; il secondo, ricevere umilmente le persecuzioni, tollerare le persecuzioni. Questa è una povertà.

Io penso all’uomo più grande dell’umanità, e questa qualifica viene dalla bocca di Gesù: Giovanni Battista; l’uomo più grande nato da donna. Grande predicatore: la gente andava da lui a farsi battezzare. Come è finito? Solo; nel carcere. Pensate, voi, cosa è una cella e cosa erano le celle di quel tempo, perché se queste di adesso sono così, pensate a quelle … Solo, dimenticato, sgozzato per la debolezza di un re, l’odio di un’adultera e il capriccio di una ragazza: così finì l’uomo più grande della Storia. E senza andare così lontano, tante volte nelle case di riposo dove ci sono i sacerdoti o le suore che hanno speso la loro vita nella predicazione, si sentono soli, solo con il Signore: nessuno li ricorda.