A 3 GIORNI DALLA CONCLUSIONE Il cammino del Sinodo 25/10/2018

A tre giorni dalla conclusione del Sinodo, in attesa della votazione del documento finale che passerà al vaglio di Papa Francesco per essere approvato e pubblicato, Gennaro Ferrara incontra alcuni dei partecipanti al Sinodo: Mons. Damiano Guzzetti, padre sinodale e Vescovo della Diocesi di Moroto (Uganda); Chiara Giaccardi, collaboratrice del Segretario Speciale del Sinodo, docente di Sociologia e processi culturali e comunicativi presso l’Università Cattolica di Milano; e due uditori, Suor Teresina Cheng della Congregazione Madre del Signore di Daming-Hebei (Cina) e Gioele Anni, Consigliere Nazionale per il Settore Giovani dell’Azione Cattolica Italiana. Con loro riflette sull’andamento dei lavori, ormai giunti alla fase finale, sull’esperienza di vita dei giovani in altri paesi come l’Uganda e la Cina, con le aspettative dei giovani, il superamento dei conflitti intergenerazionali e interreligiosi.

A commento delle attività del Papa del giorno, abbiamo ascoltato una sintesi dell’Omelia di Santa Marta del mattino in cui ha indicato la strada migliore per il riconoscersi peccatori.

 

IN EVIDENZA

Sr. Teresina Cheng:

“Dobbiamo abbandonarci alla nostra fiducia”

 

Gioele Anni: “Vogliamo essere accompagnati”

 

Dal Sinodo, i nostri inviati Cristiana Caricato e Paolo Fucili raccolgono le testimonianze di due padri sinodali, il Card. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia – Città della Pieve e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Card. Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, che si fanno interpreti di un primo bilancio sul cammino intrapreso e sull’essenza della sinodalità.

SANTA MARTA

I passi per conoscere Gesù

Quello che Paolo ha sentito, vuole che noi cristiani lo sentiamo. Alla domanda che noi possiamo fare a Paolo: “Paolo, chi è Cristo per te?”, lui dirà la propria esperienza, semplice: “Mi amò e si è consegnato per me”. Ma lui è coinvolto con Cristo che ha pagato per lui. Questa esperienza, Paolo vuole che i cristiani – in questo caso i cristiani di Efeso – la abbiano, entrino in questa esperienza al punto che ognuno possa dire: “Mi amò e si consegnò per me”, ma dirlo con l’esperienza propria.

Lo stesso Paolo lo dice: “Lui ha tutto il potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare. Ha la potenza di farlo. Ma dobbiamo domandarlo. “Signore, che io Ti conosca; che quando io parlerò di Te, dica non parole da pappagallo, dica parole nate nella mia esperienza. E come Paolo possa dire: «Mi amò e si è consegnato per me», e dirlo con convinzione”. Questa è la nostra forza, questa è la nostra testimonianza. Cristiani di parole, ne abbiamo tanti; anche noi, tante volte lo siamo. Questa non è la santità; santità è essere cristiani che operano nella vita quello che Gesù ha insegnato e quello che Gesù ha seminato nel cuore.

Primo passo, conoscere se stessi: peccatori; peccatori. Senza questa conoscenza e anche senza questa confessione interiore, che sono un peccatore, non possiamo andare avanti. Secondo passo, la preghiera al Signore, che con la sua potenza ci faccia conoscere questo mistero di Gesù che è il fuoco che Lui ha portato sulla Terra. Sarà una bella abitudine se tutti i giorni, in qualche momento, potessimo dire: “Signore, che Ti conosca e mi conosca”. E così andare avanti.