Medicina solidale – i diritti dei bambini

6 novembre 2018

Nella veglia di pentecoste con i movimenti, le nuove comunità, le associazioni e le aggregazioni laicali del 18 maggio 2013 Papa Francesco invitava ad uscire da se stessi, ad “andare incontro ai poveri e agli emarginati, ad “andare a cercare quelli che sono proprio la carne di Cristo” e a “prendere su di noi questo dolore per i poveri”. Partendo da questo invito Nicola Ferrante incontra con Lucia Ercoli, medico e fondatrice di Medicina Solidale, l’associazione di medici volontari che opera per garantire il diritto alla salute per le fasce sociali povere ed emarginate realizzando sportelli socio-sanitari a bassa soglia d’accesso. Ercoli sottolinea l’importanza della tutela dei diritti dei bambini e annuncia l’apertura del nuovo centro di Medicina solidale a Roma.

Con Ercoli abbiamo così riascoltato il messaggio nella Giornata Mondiale dei poveri del 19 novembre 2017 quando il Papa invita a superare l’indifferenza seguendo l’esempio di Gesù.

Nell’Omelia di Santa Marta di oggi il Papa ritorna a parlare di sull’invito di Gesù ad essergli vicini e a cambiare vita.

 

IN EVIDENZA  

Ercoli: “Svegliati dal torpore”

 

“Fonte d’Ismaele”

 

 

VEGLIA DI PENTECOSTE

 I poveri, la carne di cristo

Papa: Se usciamo da noi stessi, troviamo la povertà. Oggi – questo fa male al cuore dirlo – oggi, trovare un barbone morto di freddo non è notizia. Oggi è notizia, forse, uno scandalo. Uno scandalo: ah, quello è notizia! Oggi, pensare che tanti bambini non hanno da mangiare non è notizia. Questo è grave, questo è grave! Noi non possiamo restare tranquilli! Mah… le cose sono così. Noi non possiamo diventare cristiani inamidati, quei cristiani troppo educati, che parlano di cose teologiche mentre prendono il tè, tranquilli. No! Noi dobbiamo diventare cristiani coraggiosi e andare a cercare quelli che sono proprio la carne di Cristo, quelli che sono la carne di Cristo! … Questo è il problema: la carne di Cristo, toccare la carne di Cristo, prendere su di noi questo dolore per i poveri. La povertà, per noi cristiani, non è una categoria sociologica o filosofica o culturale: no, è una categoria teologale.

 

MESSAGGIO DEL PAPA NELLA GIORNATA MONDIALE DEI POVERI

19 novembre 2017

 

Lo avete fatto a me

Papa: L’omissione è anche il grande peccato nei confronti dei poveri. Qui assume un nome preciso: indifferenza. È dire: “Non mi riguarda, non è affar mio, è colpa della società”. È girarsi dall’altra parte quando il fratello è nel bisogno, è cambiare canale appena una questione seria ci infastidisce, è anche sdegnarsi di fronte al male senza far nulla. Dio, però, non ci chiederà se avremo avuto giusto sdegno, ma se avremo fatto del bene.

Come, concretamente, possiamo allora piacere a Dio? Quando si vuole far piacere a una persona cara, ad esempio facendole un regalo, bisogna prima conoscerne i gusti, per evitare che il dono sia più gradito a chi lo fa che a chi lo riceve. Quando vogliamo offrire qualcosa al Signore, troviamo i suoi gusti nel Vangelo. Subito dopo il brano che abbiamo ascoltato oggi, Egli dice: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). Questi fratelli più piccoli, da Lui prediletti, sono l’affamato e l’ammalato, il forestiero e il carcerato, il povero e l’abbandonato, il sofferente senza aiuto e il bisognoso scartato. … Nel povero Gesù bussa al nostro cuore e, assetato, ci domanda amore. Quando vinciamo l’indifferenza e nel nome di Gesù ci spendiamo per i suoi fratelli più piccoli, siamo suoi amici buoni e fedeli, con cui Egli ama intrattenersi.

 

 

 

SANTA MARTA

Quando rifiutiamo l’invito del signore

Papa: E questo del rifiuto ci deve far pensare a noi, alle volte che Gesù ci chiama; ci chiama a fare festa con Lui, a essere vicino a Lui, cambiare vita. Pensate che cerca i suoi amici più intimi e loro rifiutano! Poi cerca gli ammalati … e vanno; forse qualcuno rifiuta. Quante volte noi sentiamo la chiamata di Gesù per andare da Lui, per fare un’opera di carità, per pregare, per incontrarlo e noi diciamo: “Ma, scusa Signore, sono indaffarato, non ho tempo. Sì, domani, non posso … “. E Gesù rimane lì.

Ognuno di noi pensi: nella mia vita, quante volte ho sentito l’ispirazione dello Spirito Santo a fare un’opera di carità, a incontrare Gesù in quell’opera di carità, di andare a pregare, di cambiare vita in questo, in questo che non va bene? E sempre ho trovato un motivo per scusarmi, per rifiutare.

‘Sì, è buono, è misericordioso’ – è misericordioso, ma è giusto. E se tu chiudi la porta del tuo cuore da dentro, Lui non può aprirla, perché è molto rispettoso del nostro cuore. Rifiutare Gesù è chiudere la porta da dentro e Lui non può entrare. E nessuno di noi, nel momento che rifiuta Gesù, pensa a questo: “Io chiudo la porta a Gesù da dentro”.