Bangladesh: uno spirito di apertura

18 dicembre 2018

Ad un anno della visita apostolica di Papa Francesco in Bangladesh e a pochi giorni dalle elezioni politiche, abbiamo incontrato Don Lawrence Toppo della Diocesi di Sylhet e Don Francesco Rizzo, rettore del Seminario minore St. John, che operano all’interno dei Tea Garden, nel distretto di Moulvibazar.

Le piantagioni di tè in Bangladesh coprono una superficie di 1160km2 e sono popolate da numerose tribù che vivono in condizioni di estremo bisogno.

Don Lawrence, nato nei tea garden, e Don Francesco, arrivato da un anno, ci raccontano la realtà dei lavoratori delle 156 piantagioni, le condizioni di vita e le prospettive per il loro bambini, in particolare attraverso il sistema educativo.

Insieme a loro abbiamo riflettuto sul significato del viaggio apostolico di Papa Francesco in Bangladesh riascoltando il discorso che fece durante l’incontro interreligioso ed ecumenico per la pace del 1 dicembre 2017 a Dacca.

E poi abbiamo ascoltato la testimonianza di Mons. Bejoy Nicephorus D’Cruze, Vescovo di Sylhet su Papa Francesco e il significato della missionarietà in Bangladesh.

In conclusione di puntata ascoltando l’Omelia di Papa Francesco a Santa Marta del mattino abbiamo riflettuto sulla figura di educatore di San Giuseppe e sulle speranze e di sogni del Bangladesh.

 

IN EVIDENZA

Don Francesco: Il seme lasciato da Papa Francesco

 

 

La testimonianza di don Toppo

 

 

VIAGGIO APOSTOLICO IN BANGLADESH – INCONTRO INTERRELIGIOSO ED ECUMENICO PER LA PACE  01.12.2017

Bangladesh: uno spirito di apertura

Papa: Uno spirito di apertura, accettazione e cooperazione tra i credenti non solo contribuisce a una cultura di armonia e di pace; esso ne è il cuore pulsante. Quanto ha bisogno il mondo di questo cuore che batte con forza, per contrastare il virus della corruzione politica, le ideologie religiose distruttive, la tentazione di chiudere gli occhi di fronte alle necessità dei poveri, dei rifugiati, delle minoranze perseguitate e dei più vulnerabili! Quanta apertura è necessaria per accogliere le persone del nostro mondo, specialmente i giovani, che a volte si sentono soli e sconcertati nel ricercare il senso della vita!

 

Intervista a Bejoy Nicephorus D’Cruze, Vescovo di Sylhet

 

SANTA MARTA

Sognare come Giuseppe

Papa: Aiutare a crescere, a svilupparsi. Così cercò un posto perché il figlio nascesse; lo curò; lo aiutò a crescere; gli insegnò l’ufficio: tante cose… In silenzio. Mai prese per sé proprietà del figlio: lasciò crescere in silenzio. Lascia crescere: sarebbe la parola che ci aiuterebbe tanto, a noi che per natura sempre vogliamo mettere il naso in tutto, soprattutto nella vita altrui. “E perché fa quello? Perché l’altro…?”. E cominciano a chiacchierare, dire… E lui lascia crescere. Custodisce. Aiuta, ma in silenzio.

 

Il sogno è un posto privilegiato per cercare la verità, perché lì non ci difendiamo dalla verità. Vengono, e… E Dio anche parla nei sogni. Non sempre, perché di solito è il nostro inconscio che viene, ma Dio tante volte scelse di parlare nei sogni. Lo fece tante volte, nella Bibbia si vede no? Nei sogni. Ma Giuseppe era l’uomo dei sogni, ma non era un sognatore, eh? Non era un fantasioso. Un sognatore è un’altra cosa: è quello che crede… va… sta sull’aria, e non ha i piedi sulla terra. Giuseppe aveva i piedi sulla terra. Ma era aperto.

 

Non perdere la capacità di sognare il futuro: ognuno di noi. Ognuno di noi: sognare sulla nostra famiglia, sui nostri figli, sui nostri genitori. Guardare come io vorrei che andasse la vita loro. I sacerdoti anche: sognare sui nostri fedeli, cosa vogliamo per loro. Sognare come sognano i giovani, che sono “spudorati” nel sognare, e lì trovano una strada. Non perdere la capacità di sognare, perché sognare è aprire le porte al futuro. Essere fecondi nel futuro.