Profughi Cristiani in Turchia, Mons. Paolo Bizzeti

8 gennaio 2019

Incontro con Mons. Paolo Bizzati sj, Vicario Apostolico di Anatolia e Vescovo titolare di Tabe, per conoscere l’esperienza di fede dei cristiani della Chiesa di Anatolia, una zona popolata da esuli provenienti da zone di guerra e di persecuzione, e la realtà di privazioni materiali e avversità che sono costretti a vivere. Gennaro Ferrara insieme a Mons. Bizzetti ascoltano e commentano un passaggio del discorso di Papa Francesco di ieri ai membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede per la presentazione degli auguri per il nuovo anno, quando riflette sull’instabilità che da anni coinvolge il Medio Oriente e con il chiaro richiamo all’attenzione dei Governi nel risolvere le sfida della migrazione non con la logica della violenza e dello scarto, né con soluzioni parziali.

E poi con un contributo dall’Anatolia, Vito D’Ettorre ha raccolto le testimonianze dei cristiani profughi scappati dai luoghi di appartenenza, come dall’Iraq e dalla Siria, per vivere apertamente la loro fede e raggiungere l’Europa.

Poi a commento della giornata del Papa abbiamo ascoltato la sintesi dell’Omelia della Messa a Casa Santa Marta in cui commenta il Vangelo della moltiplicazione dei pani: Dio “fa il primo passo” e ci ama, riflettendo sulla compassione e misericordia e sulla cultura dell’indifferenza.

 

IN EVIDENZA

Mons. Bizzeti

“Inseguire un sogno e trovare le porte chiuse”

“Le speranze del vicario Apostolico dell’Anatolia”

 

DISCORSO AI MEMBRI DEL CORPO DIPLOMATICO ACCREDITATO PRESSO LA SANTA SEDE PER LA PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI PER IL NUOVO ANNO 7 gennaio 2019

 

Figli di un Dio minore

Papa: Tra quanti sono stati toccati dall’instabilità che da anni coinvolge il Medio Oriente vi sono specialmente i cristiani, che abitano quelle terre dai tempi degli Apostoli e che nei secoli hanno contribuito a edificarle e forgiarle. …

Ancora una volta desidero richiamare l’attenzione dei Governi affinché si presti aiuto a quanti sono dovuti emigrare a causa del flagello della povertà, di ogni genere di violenza e di persecuzione, come pure delle catastrofi naturali e degli sconvolgimenti climatici, e affinché si facilitino le misure che permettono la loro integrazione sociale nei Paesi di accoglienza. Occorre poi che ci si adoperi perché le persone non siano costrette ad abbandonare la propria famiglia e nazione, o possano farvi ritorno in sicurezza e nel pieno rispetto della loro dignità e dei loro diritti umani. Ogni essere umano anela a una vita migliore e più felice e non si può risolvere la sfida della migrazione con la logica della violenza e dello scarto, né con soluzioni parziali.

  

CRISTIANI, PROFUGHI IN TURCHIA

 

SANTA MARTA

La lotta tra la compassione e l’indifferenza

Il cuore di Dio, il cuore di Gesù si commosse, e vede, vede quella gente, e non può restare indifferente. L’amore è inquieto. L’amore non tollera l’indifferenza. L’amore ha compassione. Ma compassione significa mettere il cuore in gioco; significa misericordia. Giocare il proprio cuore verso gli altri: è questo l’amore. L’amore è mettere il cuore in gioco per gli altri.

… Ai discepoli non interessava la gente: interessava Gesù, perché gli volevano bene. Non erano cattivi: erano indifferenti. Non sapevano cosa fosse amare. Non sapevano cosa fosse compassione. Non sapevano cosa fosse indifferenza. Hanno dovuto peccare, tradire il Maestro, abbandonare il Maestro, per capire il nocciolo della compassione e della misericordia. E Gesù, la risposta è tagliente: “Voi stessi date loro da mangiare”. Prenditi carico di loro. Questa è la lotta fra la compassione di Gesù e l’indifferenza, l’indifferenza che si ripete nella storia sempre, sempre… 

L’opposto più quotidiano all’amore di Dio, alla compassione di Dio, è l’indifferenza: l’indifferenza. “Io sono soddisfatto, non mi manca nulla. Ho tutto, ho assicurato questa vita, e anche l’eterna, perché vado a Messa tutte le domeniche, sono un buon cristiano”. “Ma, uscendo dal ristorante, guardo da un’altra parte”. Pensiamo: questo Dio che dà il primo passo, che ha la compassione, che ha misericordia e tante volte noi, il nostro atteggiamento è l’indifferenza. Preghiamo il Signore perché guarisca l’umanità, cominciando da noi: che il mio cuore guarisca da questa malattia che è la cultura dell’indifferenza.