Padre nostro che sei in galera, Fr. Beppe Giunti

9 gennaio 2019

Prosegue il ciclo di catechesi di Papa Francesco, nell’Udienza Generale del mercoledì, sul Padre Nostro. Papa Francesco concentra la sua riflessione su Gesù che prega e poi sul potere della preghiera che cambia il cuore. Gennaro Ferrara incontra fr. Beppe Giunti, francescano conventuale e teologo, volontario della Coompany &, cooperativa sociale che coniuga le urgenze della solidarietà con le regole del mercato. Fr. Beppe Giunti rilegge le parole della catechesi a partire dalla sua esperienza che ha raccontato insieme ai fratelli briganti nel libro “Padre nostro che sei in galera. I carcerati commentano la preghiera di Gesù” (Messaggero di Sant’Antonio Editrice). Il libro nasce, un anno fa, dalla volontà di Fr. Beppe Giunti di vivere, per se stesso, gli esercizi spirituali nel carcere San Michele di Alessandria. Vivendo una settimana in carcere ha incontrato i carcerati condividendo con loro un rapporto basato sulla preghiera del Padre Nostro. I carcerati diventano così i “fratelli briganti” di San Francesco.

 

IN EVIDENZA

Fr. Giunti: “Padre nostro che sei in galera”

 Fr. Giunti: “L’Amen per un detenuto”

 

UDIENZA GENERALE

Un padre che prega per me

Papa: E in questa catechesi sul Padre Nostro andiamo avanti, vediamo Gesù come orante. Gesù prega…

Gesù prega nel battesimo al Giordano, dialoga con il Padre prima di prendere le decisioni più importanti, si ritira spesso nella solitudine a pregare, intercede per Pietro che di lì a poco lo rinnegherà. Dice così: «Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno» (Lc 22,31-32). Questo consola: sapere che Gesù prega per noi, prega per me, per ognuno di noi perché la nostra fede non venga meno. E questo è vero. “Ma padre, ancora lo fa?” Ancora lo fa, davanti al Padre. Gesù prega per me. Ognuno di noi può dirlo. E anche possiamo dire a Gesù: “Tu stai pregando per me, continua a pregare che ne ho bisogno”. Così: coraggiosi.

 

La preghiera cambia il nostro cuore

Papa: Noi possiamo stare tutto il tempo della preghiera con quella parola soltanto: “Padre”. E sentire che abbiamo un padre: non un padrone né un patrigno. No: un padre. Il cristiano si rivolge a Dio chiamandolo anzitutto “Padre”.

…Tutti voi, padri e nonni, che siete qui, quando il figlio o il nipotino chiede qualcosa, ha fame, e chiede e chiede, poi piange, grida, ha fame: «Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce?» (v. 11). …

Con queste parole Gesù fa capire che Dio risponde sempre, che nessuna preghiera resterà inascoltata, perché? Perché Lui è Padre, e non dimentica i suoi figli che soffrono.

Certo, queste affermazioni ci mettono in crisi, perché tante nostre preghiere sembra che non ottengano alcun risultato. Quante volte abbiamo chiesto e non ottenuto – ne abbiamo l’esperienza tutti – quante volte abbiamo bussato e trovato una porta chiusa? Gesù ci raccomanda, in quei momenti, di insistere e di non darci per vinti. La preghiera trasforma sempre la realtà, sempre. Se non cambiano le cose attorno a noi, almeno cambiamo noi, cambia il nostro cuore. Gesù ha promesso il dono dello Spirito Santo ad ogni uomo e a ogni donna che prega.

 

Dio risponderà alla nostra preghiera

Papa: Possiamo essere certi che Dio risponderà. L’unica incertezza è dovuta ai tempi, ma non dubitiamo che Lui risponderà. Magari ci toccherà insistere per tutta la vita, ma Lui risponderà. Ce lo ha promesso: Lui non è come un padre che dà una serpe al posto di un pesce. Non c’è nulla di più certo: il desiderio di felicità che tutti portiamo nel cuore un giorno si compirà.

…Pregare. La preghiera cambia la realtà, non dimentichiamolo. O cambia le cose o cambia il nostro cuore, ma sempre cambia. Pregare è fin da ora la vittoria sulla solitudine e sulla disperazione. È come vedere ogni frammento del creato che brulica nel torpore di una storia di cui a volte non afferriamo il perché. Ma è in movimento, è in cammino, e alla fine di ogni strada, cosa c’è alla fine della nostra strada? Alla fine della preghiera, alla fine di un tempo in cui stiamo pregando, alla fine della vita: cosa c’è? C’è un Padre che aspetta tutto e aspetta tutti con le braccia spalancate. Guardiamo questo Padre.