Diventare vaticanista, Giovanni Tridente

10 Gennaio 2019

Come vengono raccontate le notizie della Chiesa e come è corretto leggerle. Gennaro Ferrara dialoga con Giovanni Tridente, professore incaricato di giornalismo d’opinione presso la Facoltà di Comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce, che ha da poco pubblicato “Diventare vaticanista. Informazione religiosa ai tempi del web” (Edizioni Sant’Antonio) un breve corso su come scrivere da vaticanista di informazione religiosa con una proiezione sociale e spirituale.
Abbiamo così riascoltato e commentato le parole del Papa nell’Udienza con i rappresentanti dei media del 16 marzo 2013 e nell’Udienza al Consiglio Nazionale dell’ordine dei Giornalisti (Italia) del 22 settembre 2016, in cui si sofferma sul lavoro dell’informazione svolto con onestà e amore per la verità. Poi a commento delle attività del Papa Francesco di oggi abbiamo ascoltato l’Omelia di Santa Marta in cui esorta all’amore e al pregare per il prossimo anche per quelli per cui non si prova simpatia.

IN EVIDENZA

 Tridente: “Per difendersi dalle chiacchiere”

 

UDIENZA AI RAPPRESENTANTI DEI MEDIA 16.03.2013

Raccontare la Chiesa

Papa: Gli eventi ecclesiali non sono certamente più complicati di quelli politici o economici! Essi però hanno una caratteristica di fondo particolare: rispondono a una logica che non è principalmente quella delle categorie, per così dire, mondane, e proprio per questo non è facile interpretarli e comunicarli ad un pubblico vasto e variegato. La Chiesa, infatti, pur essendo certamente anche un’istituzione umana, storica, con tutto quello che comporta, non ha una natura politica, ma essenzialmente spirituale: è il Popolo di Dio, il Santo Popolo di Dio, che cammina verso l’incontro con Gesù Cristo. Soltanto ponendosi in questa prospettiva si può rendere pienamente ragione di quanto la Chiesa Cattolica opera.

 

UDIENZA AL CONSIGLIO NAZIONALE DELL’ORDINE DEI GIORNALISTI (ITALIA) 22.09.2016

 

Amare la verità

Papa: Amare la verità vuol dire non solo affermare, ma vivere la verità, testimoniarla con il proprio lavoro. Vivere e lavorare, dunque, con coerenza rispetto alle parole che si utilizzano per un articolo di giornale o un servizio televisivo. La questione qui non è essere o non essere un credente. La questione qui è essere o non essere onesto con sé stesso e con gli altri. La relazione è il cuore di ogni comunicazione. Questo è tanto più vero per chi della comunicazione fa il proprio mestiere. E nessuna relazione può reggersi e durare nel tempo se poggia sulla disonestà.

Secondo elemento: vivere con professionalità vuol dire innanzitutto – al di là di ciò che possiamo trovare scritto nei codici deontologici – comprendere, interiorizzare il senso profondo del proprio lavoro. Da qui deriva la necessità di non sottomettere la propria professione alle logiche degli interessi di parte, siano essi economici o politici. 

 

 

SANTA MARTA 10 gennaio 2019

 

Credere che Dio sia nel mio fratello

Papa: Se tu non sei capace di amare Dio nel concreto, non è vero che tu ami Dio. E lo spirito del mondo è uno spirito di divisione e quando si immischia nella famiglia, nella comunità, nella società sempre crea delle divisioni: sempre. E le divisioni crescono e viene l’odio e la guerra … Giovanni va oltre e dice: “Se uno dice ‘io amo Dio’ e odia suo fratello, è un bugiardo”, cioè un figlio dello spirito del mondo, che è pura bugia, pura apparenza. E questa è una cosa sulla quale ci farà bene riflettere: io amo Dio? Ma, andiamo alla pietra di paragone e vediamo come tu ami il tuo fratello: vediamo come tu lo ami.

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Il primo segnale, domanda che tutti dobbiamo fare: io prego per le persone? Per tutte, concrete, quelle che mi sono simpatiche e quelle che mi sono antipatiche, quelle che sono amiche e quelle che non sono amiche. Primo. Secondo segnale: quando io sento dentro sentimenti di gelosia, di invidia e mi viene la voglia di augurargli del male o non … è un segnale che tu non ami. Fermati lì. Non lasciare crescere questi sentimenti: sono pericolosi. Non lasciarli crescere. E poi, il segnale più quotidiano che io non amo il prossimo e pertanto non posso dire che amo Dio, è il chiacchiericcio. Mettiamoci nel cuore e nella testa, chiaramente: se io faccio delle chiacchiere, non amo Dio perché con le chiacchiere sto distruggendo quella persona. Le chiacchiere sono come le caramelle di miele, che sono anche buone, una tira l’altra e l’altra e poi lo stomaco si rovina, con tante caramelle … Perché è bello, è “dolce” chiacchierare, sembra una cosa bella; ma distrugge. E questo è il segnale che tu non ami.

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E lo spirito del mondo si vince con questo spirito di fede: credere che Dio sia nel mio fratello, nella mia sorella. La vittoria che ha vinto il mondo è la nostra fede. Soltanto con tante fede si può andare su questa strada, non con pensieri umani di buon senso … no, no: non servono. Aiutano, ma non servono per questa lotta. Soltanto la fede ci darà la forza di non chiacchierare, di pregare per tutti, anche per i nemici e di non lasciar crescere i sentimenti di gelosia e di invidia. Il Signore, con questo brano della Prima Lettera di San Giovanni Apostolo ci chiede concretezza nell’amore. Amare Dio: ma se tu non ami il fratello, non puoi amare Dio. E se tu dici di amare tuo fratello ma in verità non lo ami, lo odi, tu sei un bugiardo.