Viaggio ad Abu Dhabi – Roberto Catalano

31 gennaio 2019

In vista del prossimo Viaggio Apostolico di papa Francesco negli Emirati Arabi Uniti in programma dal 3 e 5 febbraio, Gennaro Ferrara anticipa gli appuntamenti e i temi degli incontri che si terranno ad Abu Dhabi, e in dialogo con Roberto Catalano, co-direttore del Centro Internazionale per il Dialogo Interreligioso del Movimento dei Focolari, spiega il significato della prima visita di un pontefice nel Golfo Arabico. I temi della tolleranza e della fraternità saranno al centro del dialogo nell’incontro privato con i membri del Muslim Council of Elders nella Gran Moschea dello Sceicco Zayed e nell’Incontro interreligioso nel Founder’s Memorial del 4 febbraio e poi il programma della visita di Papa Francesco proseguirà il 5 febbraio con la visita in privato alla Cattedrale di Abu Dhabi e con la Santa Messa nello Zayed Sports City per incontrare la comunità cattolica che vive e opera negli Emirati.

 

Programma della visita

Per salutare il popolo emiratino che tra pochi giorni lo accoglierà, Papa Francesco ha diffuso oggi un videomessaggio a loro destinato.

 

Per comprendere il cammino di dialogo tra le religioni che Papa Francesco ha iniziato, abbiamo riproposto la parte conclusiva del discorso ai partecipanti alla conferenza internazionale per la pace tenutasi il 28 aprile 2017 durante il viaggio apostolico in Egitto in dialogo con il Grande Imam di Al-Azhar, che sarà tra i protagonisti dell’incontro interreligioso del 4 febbraio ad Abu Dhabi. In quell’occasione Francesco parlava di apertura e dialogo sincero come le fondamenta della civiltà dell’incontro.

Poi a commento delle attività del giorno del Papa, Gennaro Ferrara introduce e commenta insieme a Roberto Catalano, l’Omelia di Santa Marta di oggi, nella giornata in cui la Chiesa celebra san Giovanni Bosco.

 

 

IN EVIDENZA

Catalano: “Il dialogo è camminare insieme”

 

VIDEOMESSAGGIO IN OCCASIONE DELL’IMMINENTE VIAGGIO APOSTOLICO NEGLI EMIRATI ARABI UNITI

Dio unisce, non divide

 

Caro popolo degli Emirati Arabi Uniti,

Al Salamu Alaikum / la pace sia con voi!

Sono felice di poter visitare, tra pochi giorni, il vostro Paese, terra che cerca di essere un modello di convivenza, di fratellanza umana e di incontro tra diverse civiltà e culture, dove molti trovano un posto sicuro per lavorare e vivere liberamente, nel rispetto delle diversità.

…Ringrazio vivamente Sua Altezza lo Sheikh Mohammed bin Zayed bin Sultan Al Nahyan, che mi ha invitato a partecipare all’incontro interreligioso sul tema “Fratellanza umana”.

Ringrazio l’amico e caro fratello il Grande Imam di Al-Azhar, Dr. Ahmed Al-Tayeb, e quanti hanno collaborato alla preparazione dell’incontro, per il coraggio e la volontà di affermare che la fede in Dio unisce e non divide, avvicina pur nella distinzione, allontana dall’ostilità e dall’avversione.

Sono felice di questa occasione offertami dal Signore per scrivere, sulla vostra cara terra, una nuova pagina della storia delle relazioni tra le religioni confermando che siamo fratelli pur essendo differenti.

Con gioia mi accingo ad incontrare e salutare “eyal Zayid fi dar Zayid / i figli di Zayid nella casa di Zayid”, terra di prosperità e di pace, terra di sole e di armonia, terra di convivenza e di incontro!

 

VISITA DI CORTESIA AL GRANDE IMAM DI AL-AZHAR E DISCORSO AI PARTECIPANTI ALLA CONFERENZA INTERNAZIONALE PER LA PACE AL CONFERENCE CENTER DI AL-AZHAR (EGITTO) 28.04.2017

 

La civiltà dell’incontro

Papa: Educare all’apertura rispettosa e al dialogo sincero con l’altro, riconoscendone i diritti e le libertà fondamentali, specialmente quella religiosa, costituisce la via migliore per edificare insieme il futuro, per essere costruttori di civiltà. Perché l’unica alternativa alla civiltà dell’incontro è la inciviltà dello scontro, non ce n’è un’altra. E per contrastare veramente la barbarie di chi soffia sull’odio e incita alla violenza, occorre accompagnare e far maturare generazioni che rispondano alla logica incendiaria del male con la paziente crescita del bene: giovani che, come alberi ben piantati, siano radicati nel terreno della storia e, crescendo verso l’Alto e accanto agli altri, trasformino ogni giorno l’aria inquinata dell’odio nell’ossigeno della fraternità.

 

SANTA MARTA

Gioiosi come Don Bosco

Papa: Ha guardato con gli occhi di uomo, un uomo che è fratello e papà pure, e ha detto: “Ma no, questo non può andare così! Questi giovani forse finiranno da don Cafasso, sulla forca … no, non può andare così”, e si è commosso come uomo e come uomo ha incominciato a pensare strade per fare crescere i giovani, per fare maturare i giovani. Strade umane. E poi, ha avuto il coraggio di guardare con gli occhi di Dio e andare da Dio e dire: “Ma, fammi vedere questo … questo è un’ingiustizia … come si fa davanti a questo … Tu hai creato questa gente per una pienezza e loro sono in una vera tragedia …”. E così, guardando la realtà con amore di padre – padre e maestro, dice la liturgia di oggi – e guardando Dio con occhi di mendicante che chiede qualcosa di luce, comincia ad andare avanti.

Il guardare così gli ha fatto vedere la strada, perché lui non è andato con il Catechismo e il Crocifisso soltanto, “fate questo …” … I giovani gli avrebbero detto: “Buonanotte, ci vediamo domani”. No, no: lui è andato vicino a loro, con la vivacità loro. Li ha fatti giocare, li ha fatti in gruppo, come fratelli … è andato, ha camminato con loro, ha sentito con loro, ha visto con loro, ha pianto con loro e li ha portati avanti, così. Il sacerdote che guarda umanamente la gente, che sempre è alla mano.

 

E qual è il segnale che un prete va bene, guardando la realtà con gli occhi di uomo e con gli occhi di Dio? La gioia. La gioia. Quando un prete non trova gioia dentro, si fermi subito e si chieda perché. E la gioia di don Bosco è conosciuta: è il maestro della gioia, eh? Perché lui faceva gioire gli altri e giova lui stesso. E soffriva lui stesso. Chiediamo al Signore, per l’intercessione di don Bosco, oggi, la grazia che i nostri preti siano gioiosi: gioiosi perché hanno il vero senso di guardare le cose della pastorale, il popolo di Dio con occhi di uomo e con occhi di Dio.