Brescia capitale della danza grazie a NID Platform

NID 317 spettacoli, 23 repliche, 3 teatri: cifre eloquenti che hanno trasformato Brescia per quattro giorni in capitale della danza contemporanea grazie alla vitale “invasione” della terza edizione della NID Platform, la rassegna delle eccellenze e delle novità del panorama coreutico italiano.

In una manciata di ore si ha la possibilità di immergersi in una pluralità di estetiche, tendenze, linguaggi e orientamenti. Se ne esce col bisogno di metabolizzare e far decantare gli stimoli ricevuti e con qualche certezza: indubbia la spinta innovativa, ineccepibile la qualità di performance e performer, innegabile il valore drammaturgico dei disegni luce e delle creazioni sonore, e in alcuni casi filmiche, tutte determinanti artisticamente al pari di danzatori e coreografi.

Ogni spettacolo indurrebbe a verbose analisi, ma ci limitiamo a poche laconiche epifanie. La prima: i movimenti ignoti e misteriosi che si affacciano sulle oscurità degli abissi del male. Sono quelli delle danzatrici di Enter Lady Macbeth, creazione di Simona Bucci. La tanto minuta quanto febbrile coreografa toscana esalta il suo rigoroso lavoro di “indagine del gesto” attraverso cinque figure femminili in grado di fondersi in una sola, Lady Macbeth appunto, creatrice e distruttrice, ma non rinuncia al contempo ad una valenza sociale e spirituale come ben 10 anni fa aveva dimostrato col suo Rimasti (ispirato al quadro Natale dei Rimasti di Angelo Morbelli). La seconda: l’assordante frastuono, lampi, tuoni, i versi dirompenti della fauna della savana, gli spasmi di una figura androgina, le immagini dei massacri africani, ma anche i volti-icone di una speranza di rinascita e di un desiderio impellente di trascendente. Tutto questo e molto di più è Sopra di me il Diluvio di Enzo Cosimi. Infine: un drone che vola sul palcoscenico e fa volare mucchi di coriandoli bianchi. È solo la punta dell’iceberg del geniale, spiazzante, esilarante Miniballetto N. 1 di Francesca Pennini di “Collettivo Cinetico”.

di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire