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Tiziana Di Masi in “Tutto quello che sto per dirvi è falso”

Nell’era in cui il termine inglese “real” è diventato suffisso imperante di show e format televisivi protesi a millantare autenticità e verità, gira da tre anni in spazi teatrali e non (giovedì scorso ad esempio nella Sala del Capitolo del Complesso conventuale san Domenico Maggiore di Napoli, il 5 aprile al Teatro Ponchielli di Cremona) uno spettacolo dal titolo provocatorio e spiazzante: Tutto quello che sto per dirvi è falso. È un classico esempio di teatro civile di denuncia, scritto da Andrea Guolo e interpretato da Tiziana Di Masi. Il tema non è originale e riguarda il fenomeno dilagante e pervasivo della contraffazione.

La forma è consueta: una narrazione monologante diretta e rivolta al pubblico. Eppure sono sessanta minuti che scuotono le coscienze, sollevano interrogativi inquietanti e svelano scenari non inediti ma irrisolti e rimossi. Tutto quello che dice Tiziana Di Masi, infatti, riguarda il falso ma è totalmente vero. Così come veri, inoppugnabili e senz’altro sottostimati sono i numeri di questa realtà che non si può nemmeno definire sommersa perché sfacciatamente sotto gli occhi di tutti: 7 miliardi di euro l’anno è il fatturato della contraffazione in Italia di cui 2 miliardi riguarda il falso alimentare pari al 5% della produzione nazionale con una perdita di 150 mila posti di lavoro regolari l’anno. E dietro tutto ci sono le mafie. Cifre che sono la punta di un iceberg tenuto a galla in gran parte da noi. Come e quando? Non solo ogni volta in cui si acquista scientemente un prodotto falso, dal capo “taroccato” al pezzo di ricambio non originale, al medicinale online di provenienza che dire dubbia è un eufemismo (solo lo 0,6% delle farmacie online sono legali), ma anche quando non si acuisce la vista e non si presta la massima attenzione alla tracciabilità di beni regolarmente esposti in scaffali esteticamente rassicuranti.

«E già, perché – ammonisce la Di Masi nel suo monologo a tratti anche flusso di coscienza – il falso è in agguato, mascherato, dissimulato dappertutto, persino nei luoghi al di sopra di ogni sospetto ». Consigli per gli acquisti? Uno su tutti: alleggerire armadi e frigoriferi, evitare gli sprechi e spendere meno e meglio. E poi ci vuole discernimento e consapevolezza che ogni scelta e spesa quotidiana ha un’inevitabile ricaduta sulla salute nostra e sociale. L’attrice riporta numerosi esempi e accadimenti come conseguenze dannose o letali del falso: dal caso del bambino Archie Bennet che a nove mesi si svegliò col volto sfigurato dopo essersi addormentato su un divano trattato con un potente e illegale fungicida proveniente dalla Cina, al Concorde abbattuto da un pezzo di ricambio contraffatto perso in volo da un altro aereo, alla clorofilla e betacarotene con cui si falsifica l’olio extravergine, alla diossina nella bufala, alle fantasiose declinazioni truccate del parmigiano reggiano (ce n’è persino uno senza latte per i vegani), al sequestro dei capannoni dell’Osmannoro a Firenze, luogo di produzione truffa in condizioni di alienazione e schiavitù. Una narrazione dunque incalzante quella di Tiziana Di Masi, con “occhi limpidi e vigili capaci di identificare il vero” come direbbe Goethe, in alcuni punti un po’ depotenziata dalla ricerca di uno stilema recitativo a effetto, ma con un finale accorato, una supplica che si erge sull’immagine del rogo che brucia la scritta made in Italy: «L’economia, come la società, è fatta di vittime e carnefici. Le prime si aiutano, le seconde si combattono».

di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire

20 Marzo 2017

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