“La valle dell’Eden” e “L’angelo bugiardo”

La lotta tra il bene e il male messa in scena nel kolossal La valle dell’Eden, tratto dal romanzo di John Steinbeck e diretto da Antonio Latella e un Lucio Dalla inedito in uno spettacolo musicale dal titolo L’angelo bugiardo, sono al centro della nona puntata di Retroscena – I segreti del teatro, il programma di Michele Sciancalepore. La puntata si apre con Antonio Latella e la sua colossale trasposizione scenica di uno dei capolavori della letteratura d’oltreoceano: La valle dell’Eden dello scrittore Premio Nobel John Steinbeck, già portato sullo schermo da Elia Kazan che nel ’55 lanciò la stella di James Dean. Uno spettacolo fiume della durata di quasi sette ore, fruibile dagli spettatori in due diverse serate, dove la parola domina per volere del regista sulla spettacolarizzazione dell’intreccio. Un testo che racconta la complessa saga della famiglia Trask e che fonda le sue radici nella Bibbia e in particolare nei 16 versetti della Genesi che raccontano la vicenda di Caino e Abele. La lotta tra il bene e il male, tra peccato e innocenza, la possibilità di dominare il peccato sono dunque al centro dell’epopea firmata da Latella e dalla drammaturga Linda Dalisi che pongono la scelta del singolo individuo come chiave di libertà. Ma cosa ci vuole per discernere il bene dal male, per spezzare la catena dell’odio e della violenza? “Etica, rispetto di se stessi, non compromessi. E l’uso del pensiero: la cosa che più ci avvicina a Dio” risponde il regista Antonio Latella a Retroscena. Nella seconda parte di Retroscena un Lucio Dalla poco conosciuto nello spettacolo concerto dal titolo L’angelo bugiardo, voluto da Gianni Salvioni, produttore discografico e grande amico del cantautore bolognese. L’idea è quella di svelare un lato poco conosciuto dell’artista, quello scanzonato e beffardo, raffigurato in maniera onirica come un angelo che appare attraverso dei video tra un brano musicale e toccanti racconti di vita e di amicizia. La regia è affidata a Duccio Forzano a cui va il merito di aver trasformato un concerto tradizionale in uno spettacolo teatrale, mentre è l’attore Enzo Paci a dare vita all’Angelo-Lucio Dalla con un lavoro attoriale che rifugge la semplice imitazione.