Monica Guerritore protagonista di Retroscena

Monica Guerritore è la protagonista di Retroscena, il programma di Michele Sciancalepore su TV2000, con il coraggio, la luce e la voce di Dio del personaggio di Giovanna d’Arco, la martire cristiana che risollevò il morale della Francia piegata dalla Guerra dei Cent’anni.

Monica Guerritore in un’intensa intervista svela i retroscena di questo suo cavallo di battaglia portato per la prima volta sulla scena più di dieci anni fa. Un periodo che non ha scalfito il vigore con cui l’attrice abbraccia il personaggio che più di ogni altro sembra aderire totalmente con la sua persona. La Guerritore riporta al pubblico una parabola che parla di forza e fede e presenta la pulzella di Orléans nel momento di umano smarrimento di fronte alla morte, con un invito a superarlo attraverso l’implicita esortazione di Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura!”. “Ho deciso di riportare in scena lo spettacolo – rivela la Guerritore nell’intervista a Retroscena – perché un clima di paura sta dominando il contesto in cui viviamo. Giovanna ha avuto paura, ma aveva anche Dio dentro di sé ed era consapevole della sua missione: essere quel granello di sabbia che inceppa il meccanismo del potere”.

Ancora il dubbio e le riflessioni sul rapporto tra uomo, fede e scienza nella seconda parte della puntata con lo spettacolo “La scuola delle scimmie” scritto e diretto da Bruno Fornasari del Teatro dei Filodrammatici di Milano. La vicenda raccontata si rifà a un famoso processo del 1925 in Tennessee (un insegnante venne accusato di avere violato una legge che vietava l’insegnamento della teoria darwiniana) per ragionare su ogni forma di estremismo e fanatismo che attraversa il corso del tempo, riproponendosi con la sua faccia oscura. Credere o capire, aprirsi all’altro o chiudersi di fronte al cambiamento? Sono gli interrogativi che Fornasari offre in questo dramma dallo humor nero; domande alle quali volutamente il testo non fornisce risposte facendo sì che lo spettatore esca con una serie di riflessioni nella testa. “Quello che dobbiamo imparare da “La scuola delle scimmie” – racconta il regista – è a lasciare che sia il dubbio a guidarci, più che la totale stabilità di una verità che pretendiamo di possedere”.