“Nuovo Vangelo” e “La pietra scartata” a Retroscena

Domande ad altissima tensione spirituale sono al centro della puntata pre-natalizia di Retroscena – I segreti del teatro, il programma di Michele Sciancalepore. Chi sarebbe Gesù nel XXI secolo? Chi sono gli scartati dei nostri giorni? Le risposte raccontate attraverso la straordinaria esperienza multidisciplinare del Nuovo Vangelo realizzato in varie tappe dai Sassi di Matera al Teatro Argentina di Roma dal regista svizzero Milo Rau. La puntata si apre con un intenso reportage che ripercorre la rivoluzionaria intuizione avuta da Milo Rau, artista di punta del teatro contemporaneo, che ha attualizzato il messaggio cristiano e con un’operazione trasversale sia nella forma artistica che nel coinvolgimento di diversi soggetti, attori professionisti, cittadini e persino clandestini, ha lanciato domande per risvegliare la coscienza civile e avviare una “Rivolta della dignità”: chi sarebbe oggi Gesù e cosa predicherebbe? Cosa rimane del suo messaggio di salvezza in questi tempi di ingiustizia sociale? L’invito a porre attenzione agli invisibili, ai nuovi schiavi del XXI secolo è la risposta di Milo Rau che, nella capitale europea della cultura 2019, già set dei film di Pier Paolo Pasolini e Mel Gibson, dà vita a un impasto di cinema e teatro dove la finzione viene messa al servizio della vita e delle sue urgenze sociali. E se per il ruolo di Maria il regista arruola l’attrice Maia Morgenstern, già Madre di Dio nel film di Gibson, per quello del Figlio sceglie proprio il simbolo della lotta al caporalato, ovvero Yvan Sagnet, migrante nero promotore dei primi scioperi dei braccianti in Puglia nel 2011 e 2017. Nella seconda parte di Retroscena il teatro è ancora strumento di evangelizzazione attraverso l’esperienza di una compagnia di giovani attori non professionisti che smessi i panni quotidiani assumono quelli di strumenti al servizio dell’arte teatrale. Come è possibile oggi vivere le parabole di Gesù? La pietra scartata, titolo della messinscena, attualizza storie di duemila anni fa e ci porta a riflettere, con un registro mai didattico e serioso, chi è lo scartato dei nostri giorni e cosa ci spinge a emarginare il prossimo.