Puntata del 5 maggio 2015

L’Europa è una “casa dolce casa”? Si può definire l’Unione Europea un “focolare domestico”? Cosa resta dell’auspicio di Gorbaciov nel 1998 che augurava all’Europa di diventare familiare come una casa? E di quello di Benedetto XVI nel 2009 che invitava la UE a non negare la dimensione spirituale? O piuttosto la nostra Europa è diventata un territorio da recintare? Siamo ancora in grado di fare comunità? Sappiamo aprirci all’abbraccio e all’accoglienza? “Retroscena”, il programma di Michele Sciancalepore, non cercherà di dare risposte a questi interrogativi perché il teatro è il luogo deputato alle domande, ma condividerà riflessioni e provocazioni attraverso Virgilio Sieni e lo spettacolo “Sweet Home Europa”.
Davide Carnevali, 34enne talentuoso, cervello milanese in fuga dall’Italia, è l’autore di “Sweet Home Europa” che – con la regia di Fabrizio Arcuri – ha debuttato al Teatro India di Roma. Ed è stato un debutto coi “botti”, nel vero senso della parola: fumo, repentine esplosioni e crolli cadenzano la narrazione scenica. È un testo che indaga il problema dell’integrazione: sulla possibilità e la capacità di accettare l’estraneo, lo straniero in un’Europa che tende a “respingere”. In questo vortice drammaturgico si fondono montaggio delle attrazioni, recitazione impeccabile, insieme con le sonorità evocative dei Marlene Kuntz. Un testo frammentato in 12 quadri – numerati attraverso video proiezioni – dove i singoli individui, parte di una più grande “unità madre” – quella della famiglia, di un’umanità intera – portano il peso delle generazioni precedenti e di quelle successive. Protagonisti “un uomo e un altro uomo”, anonimi personaggi in grado di impersonare tipi umani che ciclicamente si trovano nel ruolo di chi difende il recinto o di chi tenta di scavalcarlo. Tra di loro “una donna” anche lei con molteplici maschere, ma comunque destinata a più o meno dissimulate forme di discriminazione. Un viaggio nella complessità e nel costante ribaltamento di punti di vista, perché il problema non è l’espressione o – in senso più lato – la comunicazione, ma gli uomini che la esercitano.
Un progetto unico nella sua articolazione, quello di Virgilio Sieni che con il suo spettacolo “Cena Pasolini” – appuntamento finale del progetto “Nelle pieghe del corpo” – realizzato nel Palazzo del Podestà, a Bologna, coinvolge gruppi di persone di diverse età nella realizzazione di un ciclo di quadri coreografici che hanno come tema “l’Ultima Cena”. Il pubblico – anch’esso in movimento lungo il perimetro della sala – si trova ad assistere a 5 ultime cene coreografate allo stesso tempo da 5 gruppi diversi. Uno spettacolo commissionato da Emilia Romagna Teatro Fondazione che vuole comunicare la possibilità di una visione non univoca, una riflessione su come ridare al pubblico la sua responsabilità di scelta indagando dentro sé stessi per incontrare l’altro. Inoltre, ad arricchire il progetto “Nelle pieghe del corpo”, troviamo anche lo spettacolo “Abbracci”, dello stesso Sieni. Coppie di anziani si dedicano all’abbraccio istruendoci sull’origine del gesto. Emozionanti momenti di sguardo reciproco e di felice trasmissione di ciò che è depositato dentro il corpo, la memoria, il gesto, il modo di essere. Il programma ospitato a DOM – La cupola del Pilastro di Bologna, esplora i confini di una forma di teatro fondata sulla pratica dell’incontro.