Retroscena del 27 ottobre 2015 – Armando Punzo, Aniello Arena e il Festival di Volterra

Armando Punzo, Aniello Arena e il Festival di Volterra al centro della quinta puntata di Retroscena. Michele Sciancalepore ci guida alla scoperta della 29esima edizione di questa prestigiosa rassegna quest’anno incentrata sul tema della “sospensione”. Sospesi, senza pesi, appesi disperatamente al teatro appaiono infatti i diversi personaggi dei drammi scespiriani, da Riccardo III a Re Lear, a Desdemona che come ectoplasmi si aggirano negli spazi della Fortezza a caccia di un’identità perduta.

Trasportati nella magnifica cittadina toscana, oltrepassiamo sbarre e cancelli della casa di reclusione di Volterra per assistere al nuovo spettacolo della compagnia di attori-detenuti della fortezza, uno studio sulle opere complete del bardo dal titolo: “Shakespeare. Know well”.

In un luogo sospeso tra croci di tutte le dimensioni conficcate a terra e scale che si protendono verso il cielo, il regista e drammaturgo Armando Punzo raccoglie le voci, gli sguardi, le confessioni di quelle icone del teatro occidentale non in cerca di autore ma di una trama, di un luogo, dove raccontare il non detto, l’altra faccia delle loro vite.

Una metamorfosi che Aniello Arena, detenuto-attore nato e cresciuto nella ‘scuderia’ della compagnia della Fortezza, ha vissuto sulla propria pelle grazie alla possibilità offertagli dal teatro di scoprirsi vero e proprio animale da palcoscenico pur senza palcoscenico, come accade nella performance “A – solo: studi di assenza in pubblico”.

Il nostro viaggio continua poi sempre all’insegna di una incerta e faticosa libertà, spostandosi a Bologna, nel centro di accoglienza per richiedenti asilo di Villa Aldini. Lì seguiremo il progetto “Pilade/Pasolini” della compagnia Archivio Zeta, capitanata dai registi Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti .

Lo spettacolo, che ha visto coinvolti, in un percorso laboratoriale prima e nella rappresentazione poi, i richiedenti asilo attualmente ospitati proprio a Villa Aldini, va alla radice dell’idea stessa di parlamento come luogo capace di favorire il dialogo e il racconto, rappresentando un paese alle prese per la prima volta con i concetti di democrazia e cittadinanza.