Retroscena dell’8 dicembre 2015 – “Verdi Re Lear” e “Dall’Inferno al Paradiso”

Che cosa accade se la lirica si fonde con l’avanguardia? Cosa succede se si cerca di dar forma visibilità e suono all’invisibile e all’inaudito? Lo scopriremo nella decima puntata di Retroscena che questa volta vi porterà in uno dei templi dell’opera, il Teatro Regio di Parma. Qui Michele Sciancalepore ha assistito all’incontro-scontro fra la tradizione più consolidata e la sperimentazione più spinta. Cosa capita se una delle compagnie più visionarie e oniriche della ricerca italiana decide di portare in scena un’opera sempre pensata, agognata, inseguita da Giuseppe Verdi ma mai scritta né tantomeno musicata? Ne scaturisce “Verdi Re Lear- L’opera che non c’è”, una ricerca drammaturgica, visiva e performativa di Francesco Pititto e Maria Federica Maestri, alla testa della prestigiosa e innovativa compagnia Lenz Rifrazioni.

I due artisti si cimentano nella ricomposizione di un’opera incompiuta, ovvero quel “Re Lear” mai musicato a cui Giuseppe Verdi si dedicò senza mai portarlo a termine, fondendo arie e suggestioni dell’opera lirica con le contemporanee sonorità della musica elettronica del compositore Robin Rimbaud aka Scanner.

A seguire percorreremo ancora le strade della contaminazione tra tradizione e avanguardia con lo spettacolo “Dall’Inferno al Paradiso”, allestimento tratto dalla Divina Commedia dantesca e nato dall’immaginazione di Emiliano Pellisari, coreografo della compagnia di danza No Gravity.

Grazie anche al recupero di tecniche sceniche e illusionistiche care al teatro barocco i suoi danzatori-acrobati sfideranno la gravità perdendo letteralmente peso in uno scenario visivo strabiliante per lo spettatore.

Così, cantica dopo cantica, dal buio prenderanno forma una carrellata fantasmagorica di colori e movimenti prodotti dal corpo di ballo che illumineranno da una prospettiva inedita l’intero percorso dantesco.