‘Zona Rossa’ dal Teatro Bellini di Napoli a Retroscena

Nella diciottesima puntata Retroscena, protagonista è la Zona Rossa del Teatro Bellini di Napoli, un progetto-esperimento che rimanda a una sorta di Grande Fratello teatrale, ma che si rivela in realtà più complesso, racconto di un percorso creativo originale che ha visto coinvolti sei artisti che si sono auto reclusi negli spazi del teatro. Lo scopo è stato quello di provocare, protestare e produrre uno spettacolo, il tutto sotto l’occhio delle telecamere che rimandavano le azioni degli attori-drammaturghi in diretta streaming. L’esperimento è partito il 20 dicembre 2020 e si è concluso dopo ben 76 giorni il 5 marzo scorso, data simbolica che corrisponde all’anniversario della prima chiusura dei teatri. Cosa è accaduto all’interno del Teatro Bellini in quei giorni di isolamento, tra prigionia e libertà? Quali conflitti e complicità sono nate tra gli artisti ospiti del teatro? Quali le loro paure? Il diario del loro vissuto a Retroscena – I segreti del teatro, il programma di Michele Sciancalepore.

Chiusi all’interno del Teatro Bellini di Napoli per 76 giorni dal 20 dicembre al 5 marzo scorso, senza poter uscire, senza contatti con l’esterno e sotto l’occhio delle telecamere: è l’esperienza che hanno vissuto 6 artisti selezionati per partecipare al progetto Zona Rossa, un format ideato dall’attore e presidente del Teatro Bellini di Napoli Daniele Russo insieme al drammaturgo Davide Sacco. Un esperimento creativo che prende lo spunto dal Grande Fratello televisivo ma che a differenza di questo è privato delle dinamiche di voyerismo e morbosità per farsi invece luogo di una triplice ‘pro’: protesta pacifica e provocazione contro la chiusura dei teatri, ma anche spazio dove mostrare il processo che porta alla costruzione di una pièce teatrale, con tutte le componenti di fatica, tensione ed emozione, in altre parole i ‘retroscena’ in cui è coinvolto un attore o un drammaturgo. L’obiettivo che informa quest’ultimo processo è quello di divulgare una percezione sempre ignorata: quella che chi opera nello spettacolo sia un lavoratore alla stessa stregua di un operaio. Un operaio che ha visto però la sua fabbrica chiudere e lasciarlo senza riferimenti professionali. Retroscena ha raggiunto gli artisti e l’ideatore dell’iniziativa al quarantasettesimo giorno di isolamento, per indagare su questa convivenza artistica e umana forzata, ma voluta, e porre domande sulla loro quotidianità, su eventuali conflitti e complicità sorte, ma anche sul senso più ampio del teatro: “Io penso che il teatro abbia un potere incredibile e più andiamo veloci verso questo mondo di tecnologia, più il nostro rimanere dove siamo, con questa polvere, con questo artigianato, più vinceremo! Poi mi renderò conto che non è vero e dovrò cambiare mestiere! Però fino ad allora non svegliatemi!” dice Daniele Russo a Retroscena, che nel comunicato stampa di fine progetto ha annunciato la realizzazione di due nuovi testi, frutto del lavoro dei 76 giorni. Opere che ora aspettano di essere messe in scena