Immigrati, vescovo ausiliare Budapest: “Se non aiutiamo profughi perdiamo radici cristiane”.

Per mons. Székely i muri sono una “soluzione forte” ma “efficace”

immigratiRoma, 4 settembre 2015 – “Se non riusciamo ad aiutare i profughi allora abbiamo già perso le nostre radici cristiane”. Lo ha detto il vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Esztergom-Budapest, mons. János Székely, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, in merito alle parole del premier ungherese Viktor Orban sul rischio che l’ondata di migranti possa minare le radici cristiane.

“In Turchia – ha aggiunto mons. Székely –  si sentono voci fra comunità musulmane che vogliono conquistare l’Europa. A volte un motivo religioso è presente nel cuore di questi migranti. Certamente l’Europa dovrebbe mantenere le sue radici cristiane per esempio aiutando questa gente”.
Mons. Székely ha commentato inoltre la decisione dell’Ungheria di costruire un muro di 175 chilometri e alto 4 metri lungo il confine con la Serbia per fermare i migranti illegali, sottolineando che “dove una frontiera è costruita con una difesa fisica tutto il processo d’immigrazione illegale si ferma. E’ una soluzione forte ma efficace” ma “questo non vuol dire che l’Ungheria vuole chiudere le porte”.
“Vorremmo per tutta l’Europa – ha aggiunto mons. Székely – una migrazione controllata e pensata e non nelle mani dei delinquenti e dei contrabbandieri, gente che mette in pericolo la vita di questi profughi o usa questa situazione per guadagnare tanti soldi. Vorremmo che tutto il processo fosse regolato e pensato”.
Per il Vescovo ausiliare di Budapest l’Occidente “dovrebbe decidere il progetto delle quote e ogni Paese dovrebbe accettare questi migranti”, e  “tutti quei profughi che ad esempio si trovano in Turchia, più o meno 3 milioni, e che vogliono arrivare in Occidente, dovrebbero essere ridistribuiti in diversi Paesi cominciando dagli Stati Uniti fino all’ Australia. Tutti i paesi dell’Europa dovrebbero decidere quanta gente sono disposti ad accogliere magari iniziando da questi campi in Turchia. Con un processo controllato e legale si potrebbe accettare questa gente, non in questo modo che è incontrollabile, pieno di delinquenza e contrabbando”.
“Siamo davanti ad un grande evento storico – ha concluso mons. Székely – che sta cominciando adesso. Forse si potrebbe chiamare una nuova migrazione di popoli”.