Domenico Giani

Roma, 20 novembre 2015 – “Escludere a priori la minaccia sarebbe da incoscienti. Semplici sì ma incoscienti no. La minaccia in generale dobbiamo dire che esiste” ma “come è stato detto, non solo da me ma anche da altre persone in Italia, non siamo a conoscenza di minacce specifiche nei confronti del Santo Padre. Questo non vuol dire che non possano esistere”. Lo ha detto il Comandante della Gendarmeria vaticana, Domenico Giani, in un’intervista con il direttore dell’informazione di Tv2000, Lucio Brunelli, in onda stasera durante il Tg2000 alle ore 18.30.
“Devo dire – ha aggiunto Giani – che questo grande lavoro, l’attenzione che viene messa e il fatto che anche la gente si sia abituata ai controlli nell’interesse generale di tutti certamente comporta un diverso approccio. Era già stato previsto che durante il Giubileo si sarebbero dovuti fare, nel nostro stile, dei controlli in maniera molto seria e dinamica in modo da rassicurare le persone. Un lavoro destinato a far vivere con serenità e fiducia il desiderio della gente e dei pellegrini di venire a San Pietro e nelle altre basiliche romane”.

“Vivo queste ultime ore come tutti. C’è una parte di angoscia perché quello che è successo” a Parigi, “lascia un grave sapore amaro in bocca. E’ stato un atto veramente grave”. “Nessuno si sente più sicuro di niente – ha aggiunto Giani – ma allo stesso tempo vivo questo momento con la fiducia del cristiano e lo spirito francescano dove dico di fare ogni giorno la mia inutile parte cercando di farla bene, contando sull’aiuto degli uomini che dipendono da me e contando anche sulla preghiera di tanta gente che pregando per il Papa prega anche per chi gli è vicino e indegnamente quindi anche per me”.
Il responsabile della sicurezza del Papa ha rivelato inoltre in che modo riesce ad aiutare e sostenere i suoi uomini a vivere con serietà e serenità il loro compito pensando anche al Giubileo che è alle porte: “Dico sempre che noi siamo dei piccolissimi cirenei che aiutano il grande cireneo dell’umanità che è il Papa: la persona moralmente più riconosciuta al mondo. Credo che il Santo Padre vada aiutato con il nostro servizio. Noi siamo parte di un progetto. Il nostro non è un lavoro ma una missione”.

“Se dovessero esserci dei rischi per la popolazione civile e i militari del contingente Onu che sono lì per una missione di pace, il programma potrebbe subire qualche piccola modifica”.  “Il Santo Padre – ha aggiunto Giani – desidera molto mantenere questa tappa e compiere questo gesto in una zona particolare dove ci sono gli scontri tra i cristiani e i musulmani, seleka e anti-balaka. Francesco è il Papa del dialogo e apertura. Vuole fare questo gesto in un luogo dove non solo si apre una Porta Santa ma si inizi anche, come ha detto lui, l’apertura del cuore”. Francesco vuole che “dove non c’è dialogo si cominci a dialogare”.
“Faremo di tutto – ha concluso Giani – affinché il viaggio si possa fare ma nelle condizioni di sicurezza perché dobbiamo pur sempre tutelare il Papa e di conseguenza tutelare tutti gli altri”.

20 Novembre 2015

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