san giovanni dei fiorentini

Sono tre le chiese indicate dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione come punti di partenza degli itinerari verso San Pietro in questo Giubileo della Misericordia: San Giovanni Battista dei Fiorentini, San Salvatore in Lauro e Santa Maria in Vallicella (o Chiesa Nuova). Partiamo dalla prima, lasciandoci guidare nella scelta dal protagonista di questa Seconda (e Terza) Domenica d’Avvento: il Battista. Posizionata all’inizio di quello splendido rettifilo che è Via Giulia, finisce quasi per passare inosservata per il fatto di mostrare sul Lungotevere l’abside, mentre la facciata è rivolta verso quell’arteria di scorrimento che è Corso Vittorio Emanuele. Viene vissuta dai più come punto di sosta tra un autobus e l’altro mentre invece nasconde opere d’arte ed eventi storici tutti da scoprire.
Risaliamo alle origini: durante la peste del 1448 alcuni fiorentini che abitavano a Roma decisero di formare una Compagnia per dare aiuto e soccorso ai loro connazionali e per seppellire degnamente i defunti. Il sodalizio prese il nome di “Compagnia della Pietà” e riuscì ad ottenere dal Capitolo di S. Pietro la chiesa di S. Lucia vecchia che da quel momento prese il nome di S. Giovanni in Lucia. L’occasione di poter finalmente edificare una propria chiesa capitò grazie all’elezione al soglio pontificio di Leone X (1513-1521) al secolo Giovanni de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico. Costui divenne Papa ad appena 38 anni ma anche se era giovanissimo, non lasciava sperare in un lungo pontificato a causa della sua salute malferma; è probabile che l’elezione di un esponente dei Medici fu digerita bene dal collegio cardinalizio anche per questo motivo.
Il Papa dunque ordinò di innalzare un tempio dedicato a San Giovanni Battista ed indisse un concorso tra i più acclamati architetti del Rinascimento: Raffaello, Antonio da Sangallo, Baldassare Peruzzi e Jacopo Tatti detto il Sansovino. Leone X affidò i lavori proprio a quest’ultimo, ma giusto il tempo di accumulare un’enorme quantità di sabbia e terra presso la riva del Tevere per poter ampliare l’ area della chiesa stessa, che si verificò il primo intoppo: il Sansovino, infatti, si ammalò e fu dato incarico al Sangallo di proseguire; ma la morte di Leone X fece sospendere di nuovo i lavori, che ripresero sotto Clemente VII (Giulio de’ Medici 1523-1534) fino a quando il Sacco di Roma (1527) frenò di nuovo tutto. Nel 1559 i fiorentini decisero di portare a compimento l’opera affidando l’incarico a Michelangelo che modificò il progetto e fornì altri disegni. Ma a questo punto intervennero problemi economici. Clemente VIII (1592-1605), al secolo Ippolito Aldobrandini nato a Fano da una famiglia di origine fiorentina, fece riprendere i lavori sotto la direzione di Giacomo Della Porta che modificò di nuovo il progetto sino al 1604, anno della sua morte. Gli successe Carlo Maderno che portò finalmente a termine i lavori nel 1620. Ma non finì qui, perché la chiesa non aveva ancora una facciata: si dovette aspettare il 1734 quando Clemente XII (1730-1740), al secolo Lorenzo Corsini anch’esso fiorentino, affidò l’incarico ad Alessandro Galilei lo stesso che realizzò la facciata della Basilica di San Giovanni in Laterano. Già nel 1851 la chiesa fu sottoposta ad un complesso lavoro di restauri sotto la direzione di Gaspare Salvi.
L’interno, vasto ed imponente è luminoso e dominato dal bianco presente nella volta a botte, nelle navate laterali, nel transetto e nel pavimento marmoreo nel quale sono presenti numerosissime lastre tombali ad indicare i tanti personaggi qui sepolti. Tra questi Carlo Maderno e uno dei tre grandi architetti del barocco romano, cugino di quest’ultimo: Francesco Borromini. Non c’è da stupirsi del fatto che un suicida sia stato sepolto in una chiesa: Borromini, infatti, agonizzò per due giorni dopo essersi ferito e fece in tempo a pentirsi e a ricevere i Sacramenti con l’assoluzione. Al centro della crociera si eleva l’altissima cupola disegnata dal Maderno che per la sua forma snella è stata ribattezzata dal popolo romano “il confetto succhiato”.
Tra le opere d’arte contenute all’interno, da segnalare il quadro che raffigura il Martiro dei Santi Cosma e Damiano realizzato dal pittore napoletano Salvator Rosa (1613-1673) dall’atmosfera caravaggesca; la piccola statua del S. Giovannino attribuita a Mino del Reame; e il presbiterio al centro del quale c’è il grandioso altare realizzato dal Borromini con il Battesimo di Gesù, opera di Antonio Raggi, messo in risalto da un’abilissima illuminazione naturale proveniente da aperture nascoste.
Annesso alla chiesa c’era l’Ospedale della Nazione Fiorentina, eretto nel 1607 attraverso le donazioni dei fornai fiorentini. L‘Ospedale, posto sotto l’amministrazione della Compagnia della Pietà, aveva una grande corsia per i degenti poveri e varie camere a disposizione dei toscani più bisognosi. Funzionò fino al 1838 anno in cui fu chiuso in seguito al nuovo regolamento del servizio ospedaliero.

Mauro Monti


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7 Dicembre 2015

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