Santa Maria Maggiore, sogno di una notte d’estate

Santa Maria Maggiore

La prima e più grande (da qui il nome) chiesa dedicata a Maria nasce in seguito ad un sogno e ad un evento miracoloso che ancora oggi viene rievocato ogni anno. Nella notte tra il 4 e il 5 agosto del 352 la Madonna apparve in sogno a un ricco patrizio di nome Giovanni e al pontefice del tempo: papa Liberio (352-366); il messaggio era chiaro: bisognava erigere una chiesa nel punto in cui sarebbe caduta la neve (d’agosto!). La mattina seguente andarono entrambi sull’Esquilino guidati dalla notizia, diffusa tra il popolo, di una abbondante nevicata e lì, sul manto bianco, papa Liberio segnò il tracciato della chiesa che venne eretta a spese del patrizio Giovanni.

Dopo 80 anni, nel 432, fu riedificata completamente da Sisto III (432-440) che volle così glorificare il dogma della Divina Maternità di Maria allora proclamato dal Concilio di Efeso. Nel VII secolo vi fu trasportata la reliquia della Culla di Betlemme, mentre nel XII secolo Eugenio III (1145-1153) ampliò la basilica aggiungendovi il portico. Niccolò IV (1288-1292) nel 1290 fece rifare l’abside e Gregorio XI (1370-1378) nel 1377, dopo il suo ritorno da Avignone, eresse il campanile, che con i suoi 75 metri, è il più alto di Roma. Una delle campane aveva persino un nome: era chiamata “La sperduta” perché secondo una tradizione, con i suoi rintocchi fece ritrovare la strada ad una pellegrina che si era persa nella campagna romana. In ricordo di questo fatto, la donna lasciò una rendita alla chiesa affinché alle due di notte venissero suonati alcuni rintocchi. Quella campana, per volere di Leone XIII (1878-1903) fu portata in Vaticano e sostituita con un’altra.

Santa Maria Maggiore - Mauro MontiSulla piazza antistante la Basilica, un altro elemento architettonico svetta, è il caso di dire “imperiosamente”, nel cielo: è la colonna della Pace, l’unica rimasta tra quelle che adornavano la Basilica di Massenzio (sita nei pressi del Colosseo); venne eretta qui dal Maderno (che realizzò anche la fontana) nel 1614, per volere di Paolo V (1605-1621) e alla sua sommità fu posta una statua bronzea della Vergine. Proprio nei pressi della fontana possiamo ben ammirare la facciata eseguita nel 1743 da Ferdinando Fuga, posta quasi ad incastro dei due palazzi laterali che sembrano quasi costituirne il prolungamento. Nel portico si aprono le cinque porte d’ingresso alla Basilica; l’estrema a sinistra è la Porta Santa, l’ultima ad aprirsi in questo Giubileo della Misericordia per mano di Papa Francesco il 1 gennaio 2016. Il vastissimo interno, diviso in tre navate da una doppia fila di colonne ioniche di spoglio, mantiene inalterato, unica tra le basiliche patriarcali, l’aspetto originale. Il soffitto a cassettoni realizzato da Giuliano da Sangallo, fu decorato con il primo oro giunto dall’America, mentre il pavimento conserva ancora le ricche decorazioni policrome realizzate dai Cosmati nel XIII secolo. Dal Battistero, per una piccola porta si passa nel cortile esterno che fiancheggia la navata destra, dove sorge la cosiddetta colonna dell’abiura. Venne innalzata nel 1596 in memoria di Enrico IV di Borbone, l’autore della celebre frase “Parigi val bene una Messa” che abiurò appunto il protestantesimo con una solenne cerimonia nella Basilica di San Pietro, ottenendo così il trono della cattolica Francia.

Santa Maria Maggiore - Mauro MontiNella navata centrale, al di sopra dell’architrave decorato da uno splendido fregio, 36 riquadri a mosaico del V secolo narrano episodi del Vecchio Testamento; sull’arco trionfale sono rappresentati invece, con mosaici che risalgono allo stesso periodo, l’Annunciazione, l’Epifania, La strage degli innocenti, la presentazione al Tempio, la fuga in Egitto, i Magi di fronte ad Erode. Siamo di fronte ad un’esplosione di colori che da 1600 anni emoziona chi nel silenzio legge con il cuore quello che gli occhi vedono. Gli splendidi mosaici dell’abside sono di epoca posteriore: realizzati da Jacopo Torriti alla fine del XIII secolo, sono incentrati sulle grandi figure del Redentore assiso in trono che incorona la Vergine. Santa Maria Maggiore - Mauro MontiAl di sotto del baldacchino che sovrasta l’altare maggiore, opera del Fuga, nella Confessione rifatta nell’Ottocento da Virginio Vespignani e di fronte alla statua di Pio IX inginocchiato in preghiera, c’è l’altare sul quale è posta la reliquia della Culla di Gesù, costituita da cinque frammenti in legno. Posizionate in maniera simmetrica rispetto all’asse mediano della Basilica, si aprono verso il fondo delle navate, a destra e a sinistra, la Cappella Sistina e quella Paolina. La prima, posizionata sulla destra, costruita da Domenico Fontana nel 1587 per volere di Sisto V , conserva sotto il monumentale ciborio bronzeo che sovrasta l’altare centrale, il più antico presepe romano, realizzato nel 1290 da Arnolfo di Cambio. Di fronte, nella navata sinistra, si apre invece la Cappella Paolina realizzata da Flaminio Ponzo nel 1605 per volere di Paolo V; Santa Maria Maggiorequi il nostro sguardo è subito attratto dal ricco altare disegnato da Girolamo Rainaldi che incastona la gemma più bella: l’antica icona della Salus Populi Romani che la tradizione attribuisce a San Luca. L’immagine miracolosa, Protettrice del Popolo Romano, è la più amata e onorata icona mariana di Roma, visitata molte volte da Papa Francesco in occasione dei suoi viaggi “fuori diocesi”.

Nel secolo XVI avvenne il miracolo più grande attribuito a questa immagine: Roma era invasa dalla peste e il Papa, San Pio V, portò in processione l’icona fino a San Pietro. Prima di arrivare alla Basilica, ci fu un grande prodigio: tutto il popolo riunito udì un meraviglioso canto di angeli intonare i versi

 

Regina coeli, laetare, alleluia;

Quia quem meruisti portare, alleluia;

Resurrexit sicut dixit, alleluia.

 

e il papa aggiunse senza esitazione:

Ora pro nobis Deum, alleluia.

 

non appena terminò di pronunciare queste parole tutto il popolo vide l’Arcangelo Michele sopra la Mole Adriana, nell’atto di riporre nel fodero la propria spada. Il Papa comprese che la peste sarebbe presto finita, come di fatto accadde da lì a poco tempo, e la Mole si chiamò da allora Castel Sant’Angelo.

E allora concludiamo la nostra visita proprio con le parole di Papa Francesco riferite alla Salus Populi Romani in occasione della recita del Santo Rosario presieduto dal Santo Padre il 4 maggio del 2013 proprio a Santa Maria Maggiore:

Tutta l’esistenza di Maria è un inno alla vita, un inno di amore alla vita: ha generato Gesù nella carne ed ha accompagnato la nascita della Chiesa sul Calvario e nel Cenacolo. La Salus Populi Romani è la mamma che ci dona la salute nella crescita, ci dona la salute nell’affrontare e superare i problemi, ci dona la salute nel renderci liberi per le scelte definitive; la mamma che ci insegna ad essere fecondi, ad essere aperti alla vita e ad essere sempre fecondi di bene, fecondi di gioia, fecondi di speranza, a non perdere mai la speranza, a donare vita agli altri, vita fisica e spirituale.

Questo ti chiediamo questa sera, O Maria, Salus Populi Romani, per il popolo di Roma, per tutti noi: donaci la salute che solo tu puoi donarci, per essere sempre segni e strumenti di vita. Amen.

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Mauro Monti

 

 

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