Migranti, Caritas ad Alfano: “Hotspot fabbrica clandestinità. Persone disperse sul territorio”

Tv2000 svela in un reportage la nota riservata Caritas al Viminale su “gravi criticità” degli hotspot 

Refugees situation in GreeceRoma, 05 febbraio 2016 – “Il meccanismo degli hotspot si sta rivelando una fabbrica di clandestinità: generando respinti, lasciando le persone a vagare sul territorio, li si espone al forte rischio di finire nelle maglie della criminalità organizzata, sia in qualità di vittime, che di complici, alimentando il senso di insicurezza degli stessi territori”. Lo scrive la Caritas italiana in una nota riservata al ministro dell’Interno, Angelino Alfano, svelata da Tv2000 in un reportage, curato dall’inviato Massimiliano Cochi, in onda sabato 6 febbraio 2016 alle ore 22.35 durante il programma ‘Today’.

La Caritas nel documento denuncia “le gravi criticità riscontrate a partire dall’implementazione dell’approccio hotspot nella presa in carico dei migranti in arrivo nel nostro paese”. Si tratta di storie e vicende raccolte nel corso degli ultimi mesi da parte delle Caritas diocesane che hanno intercettato ed assistito diversi dei migranti sottoposti alle procedure hotspot, in diverse parti d’Italia.
“Il sistema hotspot  – ha sottolineato il responsabile immigrazione della Caritas italiana, Oliviero Forti ai microfoni di Tv2000 – non sta funzionando per due motivi: da una parte i Paesi europei che dovevano farsi carico della ridistribuzione dei migranti non lo stanno facendo, hanno detto chiaramente che non vogliono che vengano ricollocate nei loro paesi le persone che arrivano in Italia e in Grecia. Dall’altra abbiamo un problema interno: l’implementazione del sistema hotspot, che è già fallimentare sul fronte europeo, in Italia sta incontrando enormi difficoltà dettate dal fatto che le persone che non possono vedersi garantito il diritto ad una protezione vengono lasciate sul territorio in situazione d’irregolarità con problemi anche di sicurezza. E anche là dove si volesse rimandare queste persone nei loro paesi d’origine non è possibile perché mancano gli accordi di riammissione”.
Dai primi giorni di ottobre nel 2015 la Caritas italiana ha iniziato a registrare “casi di persone rivoltesi a diverse Caritas diocesane (in particolare in Sicilia e in Calabria, in coincidenza con i luoghi di sbarco) dopo aver ricevuto un decreto di respingimento notificatogli già sulla nave che li aveva tratti in salvo durante la navigazione nello stretto di Sicilia. Contrariamente alla loro aspettativa, queste persone, dopo essere state prese in carico attraverso il salvataggio, e aver confidato nella assunzione di responsabilità da parte delle autorità italiane nei loro confronti, sono state invece intimate a disperdersi sul territorio, senza ricevere alcuna forma di assistenza, di accoglienza e neppure di orientamento”.
“Il meccanismo degli hotspot – ha aggiunto il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini – ha due gravissime criticità: la prima è avere escluso dal ricollocamento gran parte delle persone che ci chiedono aiuto. Hanno accesso al ricollocamento solo eritrei, siriani, iracheni e centrafricani. La seconda riguarda le modalità degli hotspot: per accedere al ricollocamento bisogna totalmente annullare il soggetto. E’ come se davanti avessimo delle merci, dei pacchi postali” che “non possono scegliere il paese di destinazione. Gli hotspot sono stati attivati per respingere invece che accogliere”.
Nel reportage di Tv2000 emerge, in conclusione, “una profonda preoccupazione” della Caritas italiana “rispetto ad una serie di prassi fortemente lesive dei diritti delle persone”.

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