San Marcello al Corso

Dentro la chiesa di San Marcello al Corso, a Roma, è presente un antico e venerato crocifisso in legno del XV secolo, ritenuto dagli studiosi come il più realistico di Roma, che sopravvisse a un incendio, salvò Roma dalla peste e, abbracciato da San Giovanni Paolo II, segnò il momento più forte della Giornata del perdono del 2000.

Prendendo via del Corso da piazza Venezia, nella piazzetta che poco dopo si apre sulla destra, si erge la facciata barocca della chiesa di San Marcello, le cui origini risalgono al IV-V secolo. Venne citata la prima volta nel 418, dopo la morte del Papa Zosimo, in una lettera con la quale il prefetto di Roma annunciava all’imperatore Onorio, a Ravenna, la contemporanea elezione a pontefice di Bonifacio, eletto in ecclesia Marcelli, e di Eulalio eletto nella Basilica Lateranense (la spuntò Marcello, ma questa è un’altra storia).

Il fondatore del titulus è, secondo il Liber Pontificalis e la Passio Marcelli, proprio papa Marcello (308-309) perseguitato da Massenzio e condannato a compiere i lavori più umili nelle stalle del catabulum (la sede delle Poste Centrali dello stato, che qui si trovava) fino alla morte per sfinimento.

Venne ricostruita nel XII secolo e l’orientamento era opposto a quello attuale: l’ingresso, infatti, dava su piazza dei Santi Apostoli con un atrio a quadriportico e l’abside era sulla via Lata (l’attuale via del Corso).

Nel 1368 vi si insediarono i Servi di Maria che ancora oggi la officiano.

Le numerose storie di miracoli attribuiti al SS. Crocifisso nascono in un giorno preciso: il 23 maggio del 1519 quando un incendio, nella notte, distrusse completamente la chiesa. Il mattino seguente, agli occhi della gran folla di romani accorsi sul posto, si presentò una scena di grande desolazione: il tempio sacro era ridotto in macerie ma fra le rovine ancora fumanti, appariva integro il crocifisso dell’altare maggiore, ai piedi del quale ardeva ancora una piccola lampada ad olio. Questa immagine colpì molto i fedeli tanto da spingere alcuni di loro a riunirsi ogni venerdì sera per recitare preghiere ed accendere lampade. Con l’andare avanti del tempo queste riunioni divennero sempre più organizzate e portarono alla creazione di una comitiva, che venne detta “Compagnia del SS. Crocifisso”.

L’8 ottobre del 1519 Papa Leone X ordinò la riedificazione della chiesa affidando i lavori a Jacopo Sansovino che capovolse l’edificio e impostò la fabbrica a navata unica con cinque cappelle per lato.

Tre anni dopo l’incendio, Roma venne investita da quella che gli storici della città ricordano come la “Grande Peste”, un vero flagello che portò desolazione e morte. In preda allo sconforto il pensiero andò al crocifisso miracoloso di San Marcello e forte fu il desiderio di portarlo in processione per le vie della città. Questo sentimento popolare vinse anche il divieto delle autorità, che per paura di far sviluppare ulteriormente il contagio, avevano vietato qualsiasi assembramento di persone. Il Crocifisso dunque venne prelevato dal cortile del convento dei Servi di Maria, dove era stato temporaneamente sistemato, e portato in processione per le vie di Roma verso la basilica di San Pietro. La processione durò ben 16 giorni: dal 4 al 20 Agosto del 1522. Man mano che si procedeva, la peste dava segni di netta regressione, e dunque ogni quartiere cercava di trattenere il crocifisso il più a lungo possibile. Al termine, quando rientrò in San Marcello, la peste era del tutto cessata: Roma, ancora una volta, era salva.

A partire dal 1600, la processione dalla chiesa di San Marcello alla basilica Vaticana, dove il crocifisso veniva esposto all’adorazione dei fedeli, divenne una tradizione durante lo svolgimento dell’Anno Santo. Sul retro della croce sono incisi i nomi dei vari Pontefici e gli anni di rispettiva indizione.

Particolarmente problematica fu l’osservanza di questo rito durante il Giubileo del 1900, quando la processione venne impedita dalle autorità di polizia, su ordinanza della giunta capitolina guidata dal sindaco Natan. O meglio, le restrizioni erano quasi proibitive: l’orario doveva essere l’alba, il Crocifisso doveva essere adagiato su un carro e coperto da un drappo rosso, le preghiere dovevano essere recitate a bassa voce.

Per aggirare queste difficoltà intervenne direttamente Papa Leone XIII, che mandò dal palazzo pontificio una sua carrozza per il trasporto che, comunque, avvenne in modo quasi clandestino.

In queste rare immagini dell’Istituto Luce, del 1934, è documentata la processione del SS. Crocifisso verso San Pietro.

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Giovanni Paolo II giornata del perdonoNella prima domenica di Quaresima del 2000, il 12 marzo, San Giovanni Paolo II celebrò la “Giornata del perdono”, con la quale il Santo Padre, a nome di tutta la Chiesa, chiese pubblicamente perdono delle colpe del passato. Fortissima l’immagine dell’abbraccio del Papa alla miracolosa immagine del SS. Crocifisso, esposto per l’occasione sull’altare della confessione della Basilica Vaticana.

E allora, dopo aver visitato la chiesa, osservato il monumento funebre del cardinale Giovanni Michiel ucciso nel 1503 dai Borgia, opera del Sansovino, la cappella Frangipane con dipinti di Taddeo e Federico Zuccari e i busti di Alessandro Algardi, non rimane altro che guardare dentro di noi, cercare le nostre vere necessità, e presentarle ai piedi della Croce:

San Marcello al CorsoPreghiera al SS. Crocifisso

O Gesù, che per il tuo ardente amore verso di noi hai voluto essere crocifisso e versare il tuo Sangue per redimere e salvare le anime nostre, guarda me qui prostrato ai tuoi piedi fiducioso della tua misericordia.

Per i tuoi dolori e per i meriti della tua santa Croce e morte, degnati concedermi la grazia che ardentemente ti chiedo … (esprimi la grazia che intendi ottenere).

E Tu, Madre mia, Maria Addolorata, ascolta la mia supplica, intercedi per me presso il tuo divin Figlio, e pregalo perché mi conceda i favori e le grazie che gli domando.

Amen

Padre Nostro; Ave Maria e Gloria al Padre. Invocazione «Misericordia Santissimo Crocifisso».

 

Mauro Monti

 


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5 Aprile 2017

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