Bisogna vederlo, ascoltarlo padre Simoni, così semplice, così fragile, nella sua tarda e venerabile età, con la sua porpora rossa. Un martire vivente. A pochi è toccato in sorte (per grazia, dice lui) di sopportare tanto dolore e angherie, in nome di Cristo. Ha vissuto il martirio, è scampato alla morte per ben due volte, e infine ha incontrato Papa Francesco che lo ha ossequiato baciandogli le mani. Chissà se padre Ernest avrebbe mai immaginato che un giorno, dopo aver vissuto l’inferno in terra, sarebbe diventato un porporato, capace di far piangere il papa. Il cardinal Simoni viene ordinato sacerdote nel 1957, dopo aver concluso clandestinamente gli studi teologici, durante la persecuzione del regime di Enver Hoxha in Albania, primo Stato dichiarato ateo al mondo. Passa i primi anni come insegnante nei villaggi di montagna professando la fede tra la gente, e nel 1963 viene arrestato per aver celebrato una Messa a suffragio del presidente Kennedy, secondo le indicazioni del papa paolo VI. Da questo momento passeranno quasi 30 anni fra torture di ogni sorta, due condanne a morte poi commutate ai lavori forzati, e l’obbligo di lavorare nelle fogne di Scutari anche dopo la liberazione nel 1981, ma niente ha piegato il sacerdote che per nulla al mondo ha mai rifiutato di divulgare la parola del Vangelo. Trentacinque anni dopo la nomina a cardinale, tre anni prima l’incontro con Papa Francesco rimasto profondamente colpito dalla testimonianza di questo prete umile, che ha ritrovato la libertà soltanto nel 1990. Ad oggi il cardinal Simoni è il secondo albanese a ricevere la porpora, e l’unico in vita a testimoniare la persecuzione del regime comunista albanese.

23 Novembre 2017

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