IL DONO DELLA VOCAZIONE
Padre Luigi Gaetani e Madre Regina Cesarato
01/02/18

In vista della Giornata mondiale della vita consacrata che ricorre il 2 febbraio, abbiamo incontrato Madre Regina Cesarato, Presidente dell’Usmi, Unione Superiore Maggiori d’Italia, e Padre Luigi Gaetani Presidente del Cism, Conferenza Italiana Superiori Maggiori, con cui abbiamo parlato del dono della vocazione e dei carismi.

Abbiamo così ripreso le parole di Papa Francesco dalla Celebrazione Eucaristica per i consacrati dello scorso annoNell’ultima parte di trasmissione, abbiamo ripreso la meditazione mattutina di Francesco a Santa Marta, incentrata sul tema della morte ricordando che “Non siamo né eterni né effimeri”.

 

IN EVIDENZA

Madre Regina Cesarato:La profezia della vita Padre Luigi Gaetani:Respirare il tempo che viviamo

 

La tentazione della sopravvivenza

Papa: Un male che può installarsi a poco a poco dentro di noi, in seno alle nostre comunità. L’atteggiamento di sopravvivenza ci fa diventare reazionari, paurosi, ci fa rinchiudere lentamente e silenziosamente nelle nostre case e nei nostri schemi. Ci proietta all’indietro, verso le gesta gloriose – ma passate – che, invece di suscitare la creatività profetica nata dai sogni dei nostri fondatori, cerca scorciatoie per sfuggire alle sfide che oggi bussano alle nostre porte. La psicologia della sopravvivenza toglie forza ai nostri carismi perché ci porta ad addomesticarli, a renderli “a portata di mano” ma privandoli di quella forza creativa che essi inaugurarono; fa sì che vogliamo proteggere spazi, edifici o strutture più che rendere possibili nuovi processi. La tentazione della sopravvivenza ci fa dimenticare la grazia, ci rende professionisti del sacro ma non padri, madri o fratelli della speranza che siamo stati chiamati a profetizzare.

Questo clima di sopravvivenza inaridisce il cuore dei nostri anziani privandoli della capacità di sognare e, in tal modo, sterilizza la profezia che i più giovani sono chiamati ad annunciare e realizzare.

 

Trasformare i sogni in profezia

Papa: Metterci con Gesù in mezzo al suo popolo, perché «sentiamo la sfida di scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che [con il Signore] può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio. […] Se potessimo seguire questa strada, sarebbe una cosa tanto buona, tanto risanatrice, tanto liberatrice, tanto generatrice di speranza! Uscire da se stessi per unirsi agli altri» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 87) non solo fa bene, ma trasforma la nostra vita e la nostra speranza in un canto di lode. Ma questo possiamo farlo solamente se facciamo nostri i sogni dei nostri anziani e li trasformiamo in profezia.

Accompagniamo Gesù ad incontrarsi con il suo popolo, ad essere in mezzo al suo popolo, non nel lamento o nell’ansietà di chi si è dimenticato di profetizzare perché non si fa carico dei sogni dei suoi padri, ma nella lode e nella serenità; non nell’agitazione ma nella pazienza di chi confida nello Spirito, Signore dei sogni e della profezia. E così condividiamo ciò che ci appartiene: il canto che nasce dalla speranza.

 

SANTA MARTA

La morte è un fatto

La morte è un fatto che tocca a tutti… più tardi, più presto, ma viene.

La morte è un’eredità

E domandarci quale eredità se Dio oggi mi chiamasse? Quale eredità io lascerò come testimonianza di vita? È una bella domanda da farci. E così, prepararci perché tutti noi, nessuno di noi rimarrà ‘di reliquia’. No, tutti andremo su questa strada.

La morte è una memoria

Quando io morirò, cosa mi sarebbe piaciuto fare oggi in questa decisione che io devo prendere oggi, nel modo di vivere di oggi? È una memoria anticipata che illumina il momento di oggi. Illuminare con il fatto della morte le decisioni che io devo prendere ogni giorno.

“Sentirci in cammino verso la morte ci farà bene a tutti”.

 

La fotogallery della puntata