50 ANNI DI AVVENIRE – 31/05/2018

Il 4 dicembre 1968, per volontà di Paolo VI, nasceva “Avvenire”, il quotidiano di ispirazione cattolica. A 50 anni dal primo numero, il direttore Marco Tarquinio riflette sulla missione che la stampa cattolica deve svolgere oggi. a partire dalle parole di Bergoglio nell’incontro con i dirigenti e il personale di Avvenire, del 1° maggio di quest’anno. In questa occasione il Papa invita a prendere come esempio la figura di San Giuseppe “uomo del silenzio e dell’ascolto, è anche l’uomo che nella notte non perde la capacità di sognare, di fidarsi e di affidarsi”, e a custodire l’eredità dei padri perseguendo con umiltà la verità con lo scopo di dare il contributo “al rinnovamento della società nel segno del bene comune, della dignità di ciascuno e della piena cittadinanza”.

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UDIENZA AI DIRIGENTI E AL PERSONALE DEL QUOTIDIANO “AVVENIRE” 01.05.2018

 

Cercate con umiltà la verità

Papa: cari amici di Avvenire, custodite l’eredità dei padri. Non stancatevi di cercare con umiltà la verità, a partire dalla frequentazione abituale della Buona Notizia del Vangelo. Sia questa la linea editoriale, a cui legare la vostra integrità: la professione vi reclama tali, tanto alta è la sua dignità. Avrete, allora, luce per il discernimento e parole vere per cogliere la realtà e chiamarla per nome, evitando di ridurla a una sua caricatura.

Lasciatevi interrogare da quello che accade. Ascoltate, approfondite, confrontatevi. State lontani dai vicoli ciechi in cui si dibatte chi presume di aver già capito tutto. Contribuite a superare le contrapposizioni sterili e dannose. Con la testimonianza del vostro lavoro fatevi compagni di strada di chiunque si spende per la giustizia e la pace.

 

Gli ultimi dettino la vostra agenda

Papa: Giuseppe, uomo del silenzio e dell’ascolto, è anche l’uomo che nella notte non perde la capacità di sognare, di fidarsi e di affidarsi. Il sogno di Giuseppe è visione, coraggio, obbedienza che muove il cuore e le gambe. Questo Santo è icona del nostro popolo santo, che in Dio riconosce il riferimento che abbraccia con senso unitario tutta la vita.

Tale fede coinvolge nell’azione e suscita buone abitudini. È sguardo che accompagna processi, trasforma i problemi in opportunità, migliora e costruisce la città dell’uomo. Vi auguro di saper affinare e difendere sempre questo sguardo; di superare la tentazione di non vedere, di allontanare o escludere. E vi incoraggio a non discriminare; a non considerare nessuno come eccedente; a non accontentarvi di quello che vedono tutti. Nessuno detti la vostra agenda, tranne i poveri, gli ultimi, i sofferenti. Non ingrossate le fila di quanti corrono a raccontare quella parte di realtà che è già illuminata dai riflettori del mondo. Partite dalle periferie, consapevoli che non sono la fine, ma l’inizio della città.

Come avvertiva Paolo VI, i giornali cattolici non devono «dare delle cose che fanno impressione o che fanno clientela. Noi dobbiamo fare del bene a quelli che ascoltano, dobbiamo educarli a pensare, a giudicare» (Discorso agli operatori delle comunicazioni sociali, 27 novembre 1971).

 

Giornalisti testimoni

Papa: Vi incoraggio a custodire lo spessore del presente; a rifuggire l’informazione di facile consumo, che non impegna; a ricostruire i contesti e spiegare le cause; ad avvicinare sempre le persone con grande rispetto; a scommettere sui legami che costituiscono e rafforzano la comunità.

Nulla come la misericordia crea vicinanza, suscita atteggiamenti di prossimità, favorisce l’incontro e promuove una coscienza solidale. Farsene portatori è la strada per contribuire al rinnovamento della società nel segno del bene comune, della dignità di ciascuno e della piena cittadinanza.

C’è bisogno di dar voce ai valori incarnati nella memoria collettiva e alle riserve culturali e spirituali del popolo; di contribuire a portare nel mondo sociale, politico ed economico la sensibilità e gli orientamenti della Dottrina sociale della Chiesa, essendone, noi per primi, fedeli interpreti e testimoni.

Non abbiate paura di essere coinvolti. Le parole – quelle vere – pesano: le sostiene solo chi le incarna nella vita. La testimonianza, del resto, concorre alla vostra stessa affidabilità.