Accogliere e servire – Don Cosimo Scordato

12 novembre 2018

Un viaggio attraverso l’accoglienza e la misericordia dalla prospettiva di Don Cosimo Scordato, rettore della chiesa di San Francesco Saverio all’albergheria di Palermo e docente alla Facoltà teologica di Sicilia, prete di frontiera in uno dei territori più difficili d’Italia. Nel 1988 ha fondato il Centro Sociale San Saverio un oratorio che coinvolge i ragazzi del quartiere. Don Cosimo è da sempre un simbolo per Palermo per le tante battaglie che ha portato avanti.

Con lui, a partire dalle parole del Papa in visita a Palermo in occasione della celebrazione della Santa Messa in Memoria del Beato Pino Puglisi, del 15 settembre 2018, abbiamo riflettuto sul senso di vivere per gli altri, sull’idea concreta di darsi, con un ricordo di Beato Pino Puglisi con cui Don Cosimo aveva un profondo legame di stima e amicizia. E a commento delle parole del Papa del giorno a Santa Martadedicate alla figura del vescovo che “deve essere umile, mite, servitore, non principe” Don Cosimo spiega cosa significa per lui servire gli altri.

 

IN EVIDENZA  

Dobbiamo lasciare segni di luce  

 

Vali quanto servi

 

 

VISITA PASTORALE A PALERMO 15.09.2018

 

Vince chi dona

Papa: Oggi Dio ci parla di vittoria e di sconfitta. San Giovanni nella prima lettura presenta la fede come «la vittoria che ha vinto il mondo» (1 Gv 5,4), mentre nel Vangelo riporta la frase di Gesù: «Chi ama la propria vita, la perde» (Gv 12,25).

Questa è la sconfitta: perde chi ama la propria vita. Perché? Non certo perché bisogna avere in odio la vita: la vita va amata e difesa, è il primo dono di Dio! Quel che porta alla sconfitta è amare la propria vita, cioè amare il proprio. Chi vive per il proprio perde, è un egoista, diciamo noi. Sembrerebbe il contrario. Chi vive per sé, chi moltiplica i suoi fatturati, chi ha successo, chi soddisfa pienamente i propri bisogni appare vincente agli occhi del mondo. La pubblicità ci martella con questa idea – l’idea di cercare il proprio, dell’egoismo –, eppure Gesù non è d’accordo e la ribalta. Secondo lui chi vive per sé non perde solo qualcosa, ma la vita intera; mentre chi si dona trova il senso della vita e vince.

 

UOMINI D’AMORE

Papa: Oggi abbiamo bisogno di uomini e di donne di amore, non di uomini e donne di onore; di servizio, non di sopraffazione. Abbiamo bisogno di camminare insieme, non di rincorrere il potere. Se la litania mafiosa è: “Tu non sai chi sono io”, quella cristiana è: “Io ho bisogno di te”. Se la minaccia mafiosa è: “Tu me la pagherai”, la preghiera cristiana è: “Signore, aiutami ad amare”. Perciò ai mafiosi dico: cambiate, fratelli e sorelle! Smettete di pensare a voi stessi e ai vostri soldi. Tu sai, voi sapete, che “il sudario non ha tasche”. Voi non potrete portare niente con voi. Convertitevi al vero Dio di Gesù Cristo, cari fratelli e sorelle! Io dico a voi, mafiosi: se non fate questo la vostra stessa vita andrà persa e sarà la peggiore delle sconfitte.

Il Vangelo oggi termina con l’invito di Gesù: «Se uno mi vuole servire, mi segua» (v. 26). Mi segua, cioè si metta in cammino. Non si può seguire Gesù con le idee, bisogna darsi da fare. «Se ognuno fa qualcosa, si può fare molto», ripeteva don Pino. Quanti di noi mettono in pratica queste parole? Oggi, davanti a lui domandiamoci: che cosa posso fare io? Che cosa posso fare per gli altri, per la Chiesa, per la società? Non aspettare che la Chiesa faccia qualcosa per te, comincia tu. Non aspettare che la società lo faccia, inizia tu! Non pensare a te stesso, non fuggire dalla tua responsabilità, scegli l’amore! Senti la vita della tua gente che ha bisogno, ascolta il tuo popolo. Abbiate paura della sordità di non ascoltare il vostro popolo. Questo è l’unico populismo possibile: ascoltare il tuo popolo, l’unico “populismo cristiano”: sentire e servire il popolo, senza gridare, accusare e suscitare contese.

 

 

SANTA MARTA

Il vescovo è un servitore, non un principe

 

Papa: Mai la Chiesa è nata tutta ordinata, tutto a posto, senza problemi, senza confusione, mai. Sempre è nata così. E questa confusione, questo disordine, va sistemato. È vero, perché le cose devono mettersi in ordine; pensiamo, per esempio, al primo Concilio di Gerusalemme: c’era la lotta fra i giudaizzanti e i non giudaizzanti … Pensiamo bene: fanno il Concilio e sistemano le cose…

…La definizione che dà del vescovo è un “amministratore di Dio”, non dei beni, del potere, delle cordate, no: di Dio. Sempre deve correggere se stesso e domandarsi: “Io sono amministratore di Dio o sono un affarista?”. Il vescovo è amministratore di Dio. Deve essere irreprensibile: questa parola è la stessa che Dio ha chiesto ad Abramo: “Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile”. È parola fondante, di un capo. 

…Così è il vescovo. Questo è il profilo del vescovo. E quando si fanno le indagini per l’elezione dei vescovi, sarebbe bello fare queste domande all’inizio? per sapere se si può andare avanti in altre indagini. Ma, soprattutto, si vede che il vescovo deve essere umile, mite, servitore, non principe. Questa è la Parola di Dio. “Ah, sì, padre, questo è vero, questo dopo il Vaticano II si deve fare…”- “No, dopo Paolo!”. Non è una novità postconciliare questa. Questo è dall’inizio, quando la Chiesa si è accorta che doveva mettere in ordine con vescovi del genere.

 

ALTRI APPUNTAMENTI

10 novembre

Alla Plenaria del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali

 

All’Associazione “Alunni del Cielo”

 

11 novembre

Angelus