Camminare insieme

27 dicembre 2018

Il cammino è metafora che rivela il senso della vita umana”, con queste parole Papa Francesco apriva la preghiera ecumenica nel pellegrinaggio a Ginevra del 21 giugno 2018, riflettendo sul significato del camminare. Il Papa sottolineava che il cammino è fatica e che bisogna proseguire la rotta secondo lo Spirito, lontani dalla via del possesso, dalla logica dell’egoismo.

Ne abbiamo parlato con i nostri ospiti che condividono la passione per l’escursionismo in montagna. Andrea Fellegara e Luisa Mostile, sono presidente e vice-presidente dei Pontieri del Dialogo, l’associazione di promozione sociale nata nel 2015 all’interno della rete escursionistica Federtrek per promuovere il dialogo interreligioso e l’inclusione delle disabilità attraverso il camminare, proponendo un fitto calendario di escursioni riservato ai Soci, appartenenti a diverse Religioni e Paesi. Per loro camminare è un formidabile strumento per conoscere e incontrare gli altri, specialmente chi è diverso per cultura, religione, disabilità fisiche o mentali.

In studio con loro Pietro Turco, consigliere regionale dell’Associazione Disabili Visivi Onlus, affetto da retinite pigmentosa, una malattia genetica rara che attacca la retina distruggendone progressivamente i fotorecettori e con essi il campo visivo, e Michela Botti, socia dell’associazione, che spiega come la sua disabilità sia niente di più che un problema “logistico”, pratico.

Dalle loro testimonianze emerge l’idea che costruendo fiducia in sé stessi e nel prossimo si possono affrontare sfide piccole e grandi, senza paura di chiedere aiuto, con l’idea di costruire insieme agli altri le soluzioni più efficaci.

 

Michela Botti: “Vedere con gli occhi degli altri”

 

Pietro Turco: “Rischiando si guadagna in umanità”

 

PELLEGRINAGGIO ECUMENICO A GINEVRA IN OCCASIONE DEL 70° ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL CONSIGLIO ECUMENICO DELLE CHIESE 

Ginevra – 21 giugno 2018

Il cuore ci invita ad andare

Papa: Camminare. L’uomo è un essere in cammino. Per tutta la vita è chiamato a mettersi in cammino, in continua uscita da dove si trova: da quando esce dal grembo della madre a quando passa da un’età della vita a un’altra; dal momento in cui lascia la casa dei genitori fino a quando esce da questa esistenza terrena. Il cammino è metafora che rivela il senso della vita umana, di una vita che non basta a sé stessa, ma è sempre in cerca di qualcosa di ulteriore. Il cuore ci invita ad andare, a raggiungere una meta.

 

Solo insieme si cammina bene

Papa: Ma camminare è una disciplina, una fatica, servono pazienza quotidiana e allenamento costante. Occorre rinunciare a tante strade per scegliere quella che conduce alla meta e ravvivare la memoria per non smarrirla. Meta e memoria. Camminare richiede l’umiltà di tornare sui propri passi, quando è necessario, e la cura per i compagni di viaggio, perché solo insieme si cammina bene. Camminare, insomma, esige una conversione continua di sé. Per questo tanti vi rinunciano, preferendo la quiete domestica, dove curare comodamente i propri affari senza esporsi ai rischi del viaggio. Ma così ci si aggrappa a sicurezze effimere, che non danno quella pace e quella gioia cui il cuore aspira, e che si trovano solo uscendo da sé stessi.

Dio ci chiama a questo, fin dagli inizi. Già ad Abramo fu chiesto di lasciare la sua terra, di mettersi in cammino equipaggiandosi solo di fiducia in Dio (cfr Gen 12,1). Così Mosè, Pietro e Paolo, e tutti gli amici del Signore hanno vissuto in cammino. Ma soprattutto Gesù ce ne ha dato l’esempio. Per noi è uscito dalla sua condizione divina (cfr Fil 2,6-7) e tra noi è sceso a camminare, Lui che è la Via (cfr Gv 14,6). Egli, il Signore e il Maestro, si è fatto pellegrino e ospite in mezzo a noi. Tornato al Padre, ci ha fatto dono del suo stesso Spirito, così che anche noi abbiamo la forza di camminare nella sua direzione, di compiere quello che Paolo chiede: camminare secondo lo Spirito.

 

Camminare secondo lo spirito

Papa: Secondo lo Spirito: se ogni uomo è un essere in cammino, e chiudendosi in sé stesso rinnega la sua vocazione, molto di più il cristiano. Perché, sottolinea Paolo, la vita cristiana porta con sé un’alternativa inconciliabile: da una parte camminare secondo lo Spirito, seguendo il tracciato inaugurato dal Battesimo; dall’altra «soddisfare il desiderio della carne» (Gal 5,16). Che cosa vuol dire questa espressione? Significa provare a realizzarsi inseguendo la via del possesso, la logica dell’egoismo, secondo cui l’uomo cerca di accaparrare qui e ora tutto ciò che gli va. Non si lascia accompagnare docilmente dove Dio indica, ma persegue la propria rotta. Abbiamo sotto gli occhi le conseguenze di questo tragico percorso: vorace di cose, l’uomo perde di vista i compagni di viaggio; allora sulle strade del mondo regna una grande indifferenza. Spinto dai propri istinti, diventa schiavo di un consumismo senza freni: allora la voce di Dio viene messa a tacere; allora gli altri, soprattutto se incapaci di camminare sulle loro gambe, come i piccoli e gli anziani, diventano scarti fastidiosi; allora il creato non ha più altro senso se non quello di soddisfare la produzione in funzione dei bisogni.