In ritorno dal Marocco

1 aprile 2019

In studio con Gennaro Ferrara la nostra vaticanista Cristiana Caricato di ritorno dal viaggio apostolico in Marocco. Un bilancio, a partire dalle parole pronunciate da Papa Francesco, sul volo di ritorno in conferenza stampa. I temi che ripercorriamo insieme sono il dialogo interreligioso, l’emergenza migranti, l’azione del diavolo.

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IN RITORNO DAL MAROCCO

“In ogni religione c’è sempre un gruppo integralista che non vuole andare avanti e vive dei ricordi amari, delle lotte passate e cerca piuttosto la guerra e semina la paura. Noi abbiamo visto che è più bello seminare la speranza, seminare la speranza e camminare tenendosi per mano, sempre avanti. Abbiamo visto che nel dialogo con voi qui in Marocco ci vogliono dei ponti”

Papa Francesco in Marocco, conferenza stampa /1

I costruttori di muri, siano di filo di ferro con lame taglienti o di mattoni, diventeranno prigionieri dei muri che fanno. Primo. La storia dirà. Secondo: Jordi Évole, quando mi ha fatto l’intervista, mi ha fatto vedere un pezzo di quel filo con le lame. Ti dico sinceramente, sono rimasto commosso e poi quando se ne è andato ho pianto. Ho pianto perché non entra nella mia testa e nel mio cuore tanta crudeltà. Non entra nella mia testa e nel mio cuore vedere affogare nel Mediterraneo e fare un muro ai porti. Questo non è il modo di risolvere il grave problema dell’immigrazione. Ecco, io non lascio entrare, è vero, perché non ho posto, ma ci sono altri Paesi, c’è l’Unione Europea. Si deve parlare, l’Unione Europea intera. Non li lascio entrare e li lascio annegare o li mando via sapendo che tanti di loro cadranno nelle mani di questi trafficanti che venderanno le donne e i bambini e uccideranno o tortureranno per fare schiavi gli uomini?

Papa Francesco in Marocco, conferenza stampa /2

Un giornale, dopo il mio discorso alla fine dell’Incontro sulla protezione dei minori dei Presidenti delle Conferenze episcopali, ha detto: “Il Papa è stato furbo, prima ha detto che la pedofilia è un problema mondiale, una piaga mondiale; poi ha detto qualcosa sulla Chiesa, alla fine se ne è lavato le mani e ha dato la colpa al diavolo”. Un po’ semplicistico, no? Quel discorso è chiaro. Un filosofo francese, negli anni Settanta, aveva fatto una distinzione che a me ha dato molta luce, si chiamava Roqueplo [Philippe], e mi ha dato una luce ermeneutica. Lui diceva: per capire una situazione bisogna dare tutte le spiegazioni e poi cercare i significati, cosa significa socialmente?, cosa significa personalmente, o religiosamente? Dobbiamo risolverlo in concreto, ma dire anche che è lo spirito del male. E per risolvere questo ci sono due pubblicazioni che raccomando: un articolo di Gianni Valente, credo su “Vatican Insider”, dove parla dei donatisti. Il pericolo della Chiesa oggi di diventare donatista facendo prescrizioni umane, che si devono fare, ma limitandosi a queste e dimenticando le altre dimensioni spirituali, la preghiera, la penitenza, l’accusa di sé stesso, che non siamo abituati a fare. Ci vogliono ambedue! Perché per vincere lo spirito del male non bisogna “lavarsi le mani” dicendo: “è opera del diavolo”. No. Noi dobbiamo lottare anche contro il diavolo, come dobbiamo lottare contro le cose umane.

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