Il Premio Europa prova a ripartire

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«Non sono uno di quelli che pensa che il teatro sia in crisi. Lo frequento da vent’anni e vedo sempre più gente appassionata correre a teatro». In effetti il regista tedesco Thomas Ostermeier ha ragione. Chi da decenni si muove fra platee, foyer, retroscena sa bene quanto l’espressione “il teatro è in crisi” sia divenuta col tempo uno stucchevole mantra o una lamentosa posa. Finché ci sarà gente che rischierà la vita o la libertà per “fare teatro” clandestino (un esempio su tutti quello del Belarus Free Theatre in Bielorussia), ma anche finché ci sarà più normalmente gente disposta a macinare chilometri per assistere a uno spettacolo dal vivo, allora vuol dire che, come diceva Grotowski, «il teatro non sarà indispensabile», ma risponde a un insopprimibile desiderio: «attraversare le frontiere fra te e me».

È questo anche il fascino e la peculiarità del Premio Europa per il Teatro che dopo cinque anni di silenzio si ripresenta ridimensionato, confuso e un po’ infelice, a Craiova in Romania. Il prestigio di questo premio e il suo respiro internazionale comunque resistono anche in questa quindicesima edizione, nonostante affanni organizzativi e inevitabili tagli. Cinque i vincitori del Premio Europa Realtà teatrli: l’ungherese Viktor Bodò, il tedesco Andreas Kriegenburg, lo spagnolo Juan Mayorga, il collettivo del National Theatre of Scotland e il francese Joël Pommerat. In più premio speciale al regista rumeno Silviu Purcarete e celebrati due “ritorni” (ex premiati delle precedenti edizioni): Thomas Ostermeier e il nostro Romeo Castellucci. Il riconoscimento principale è stato conferito al “guru” della danza, il coreografo e regista svedese di fama mondiale Mats Ek, che ha ribadito il suo addio all’arte coreutica.

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Quattro giorni di full immersion da cui se ne esce piuttosto storditi ma con alcuni squarci immaginifici e lacerti verbali indelebili. Come il Julius Caesar. Spared Parts (Giulio Cesare. Pezzi staccati), frammenti dello storico allestimento del 1997 di Castellucci, ispirato alla tragedia di Shakespeare, e che ancora nel 2016 mostra tutta la sua potenza iconografica e il dramma di un’arte retorica afasica e sgolata. Impressionanti e inquietanti il discorso di Antonio pronunciato dall’attore tracheotomizzato e lo scoppio progressivo e inesorabile delle nove lampadine provocato dal sofisticato marchingegno-macchina di tortura. Potente e prepotente anche il Riccardo III di Ostermeier, tanto vizioso e odioso, quanto ammiccante e seducente: «Alla fine lo spettatore ne esce turbato – ci svela il regista tedesco – perché scopre che in ognuno di noi si può nascondere un Riccardo III». Geniale e originale Last Dream on Earth degli scozzesi del Teatro Nazionale, un racconto parallelo fruito con audiocuffie che con musica ed effetti sonori dal vivo sviluppa simultaneamente due viaggi drammatici: nello spazio verso l’ignoto e nel mare verso la sopravvivenza. Memorabile poi la poesia e l’elegia della coppia profusa col balletto Axe – Ascia, offerto dal vincitore Mats Ek a conclusione della serata di premiazione.

Infine si torna dalla Romania con due spinte contrarie e necessarie: quella del premio Europa che vuole ritrovare sede stabile in Italia e l’appello di Armando Punzo, il regista della Compagnia della Fortezza affinché la sua rinomata realtà teatrale della Casa di reclusione di Volterra possa travalicare i confini nazionali per andare in tournée in Europa.

di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire

FotoBlog di Michele Sciancalepore: Backstage Premio Europa per il Teatro, Romania