Dacia Maraini si racconta su Tv2000. Sabato 19 settembre alle 11.20

Soul

Dacia Maraini è la nostra scrittrice più nota e tradotta all’estero. Romanzi, poesie, opere teatrali, sceneggiature, saggi. Ha vinto tutti i premi letterari che contano, ma soprattutto è stata protagonista di una stagione letteraria irripetibile insieme ai nomi più alti della cultura italiana. La sua famiglia è toccata dall’arte, amante delle cose belle, con nonni e nonne scultori, cantanti d’opera, scrittori. Co un padre, Fosco Maraini, antropologo di fama, scrittore anch’egli, uomo di coraggio e di nobili scelte, per il fermo antifascismo subì con i suoi cari la reclusione in un campo di concentramento giapponese. L’infanzia di Dacia fu così segnata dalla fame, la povertà, la paura, “ma imparai che il razzismo è follia, negazione stessa della scienza: è provato, che il dna non riguarda la razza, ma la persona. E oggi c’è un razzismo di ritorno, che è la paura del diverso.” A Soul, in onda sabato alle 11.20 la Mariani parla delle sue letture “innanzitutto Bergson e a Pinocchio, un libro straordinario, una meravigliosa esaltazione dell’amore paterno. Istinto censurato nella storia, eppure importantissimo, fato di tenerezza, rispetto, rincorsa verso l’altro”. Parla del compito di un’intellettuale , “davanti all’individualismo imperante, anche nella cultura. Non c’’è un’idea di collettività, neppure nel paese, figurarsi nella cultura. Ognuno di noi si farebbe un partito da solo…d’altra parte è difficile identificarsi in questa classe politica, così rissosa, confusa, corrotta. Eppure esiste anche una politica buona, per esempio io volontariato, di cui non si parla mai…Ho incontrato in giro per il mondo giovani straordinari che rischiano e rinunciano a tanto, con una passione civile rara, e questo è politica. Come lo è intervenire per cambiare l’opinione pubblica. E’ questo il compito di uno scrittore, dare indicazioni. C’era in altri anni un sentimento della comunità e del parlar alto, anche a nome di altri. Pasolini aveva questo senso profetico, così Moravia, lucidissimo critico del suo tempo. Non tanto come guida, ma come pensiero, parola affilata, con cui lo scrittore esprime il sentimento comune, e per questo va ascoltato”.