S. Maria del Popolo, Nerone e la Conversione di San Paolo

S. Maria del Popolo

“Solo quando passai sotto Porta del Popolo seppi per certo che Roma era mia”: così scriveva Goethe nel suo viaggio in Italia il 1 novembre 1786 quando giunse finalmente a Roma. E ancora adesso, passando sotto questa porta che per secoli ha rappresentato l’ingresso a nord della città per pellegrini, viaggiatori, ambasciatori e re, si apre davanti a noi uno spettacolo che non ha eguali.

La facciata interna della porta è opera del Bernini e fu eseguita in occasione dell’arrivo a Roma, nel 1655, della regina Cristina di Svezia, come ricorda l’iscrizione “FELICI FAVSTOQ(ue) INGRESSVI ANNO DOM MDCLV” (Per un ingresso felice e di buon auspicio nell’anno 1655), in seguito alla sua decisione di ritirarsi a Roma dopo aver abdicato e abbracciato la fede cattolica.

La chiesa di Santa Maria del Popolo, subito sulla sinistra, sorge sul luogo del Sepolcro dei Domizi dove, secondo la testimonianza di Svetonio, fu sepolto l’imperatore Nerone. Rimaneva da allora, un albero di noce a perpetrarne la memoria fino a quando, nel 1099 la popolazione chiese con insistenza a Pasquale II di liberare la zona dagli spiriti maligni che lì si aggiravano. E dunque il papa tagliò l’albero e lo bruciò insieme alle ceneri disseppellite di Nerone, disperdendo quello che ne rimaneva, nel Tevere. In seguito alla richiesta del popolo, e finanziata dal popolo stesso (da qui il nome), fu edificata su quel luogo una cappella commemorativa, alla quale nel 1472, Papa Sisto IV sostituì l’attuale chiesa. La fondazione è ricordata nell’arco che sovrasta l’altare maggiore dove, in uno dei bassorilievi, si vede papa Pasquale abbattere il noce, circondato – particolare curioso – dalla Guardia Svizzera che nel 1099 non poteva essere presente visto che venne istituita soltanto nel 1505.

L’antica cappella fu ingrandita da Gregorio IX nel 1227 annettendo anche un convento affidato ai frati dell’Ordine Agostiniano.

Tra il 1471 e 1477, Sisto IV affidò a Baccio Pontelli e Andrea Bregno l’opera di ampliamento e rimodernamento dell’intero complesso affidando chiesa e monastero ai frati agostiniani della Congregazione di Lombardia.

Ai primi anni del XVI secolo risalgono i lavori ad opera di Donato Bramante per il rifacimento del coro absidato, mentre Raffaello progettò la costruzione della Cappella Chigi; le modifiche proseguirono nel ‘600 sotto la regia di Gian Lorenzo Bernini con l’aggiunta delle cappelle del transetto, la sostituzione dell’altare maggiore e la modifica della facciata.

All’inizio del ‘800 nell’ambito della nuova sistemazione di piazza del Popolo e del Pincio operata dal Valadier, il vecchio convento addossato alla chiesa venne distrutto per realizzare l’attuale piazza. Il nuovo, sul quale svetta il campanile quattrocentesco, è opera dello stesso Valadier.

Come indicato in una lapide presente sulla facciata, S. Maria del Popolo fu elevata da Sisto V a basilica supplente nel novero delle Sette Chiese, svolgendo il suo compito solamente una volta: nell’Anno Santo del 1625 quando sostituì la basilica di San Sebastiano chiusa per un’epidemia dilagante fuori le mura.

L’interno è a croce latina e suddiviso in tre navate con volta a crociera con quattro cappelle per lato; sull’ampio transetto affacciano quattro cappelle, una cupola ed un profondo presbiterio.

L’immagine miracolosa della Madonna che orna l’altare maggiore, è attribuita secondo la tradizione all’evangelista Luca e qui trasferita dalla basilica di San Giovanni in Laterano per volontà di papa Gregorio IX nel 1235.

Sono numerose le opere d’arte presenti all’interno della chiesa: nella volta del coro ci sono gli affreschi del Pinturicchio che raffigurano l’Incoronazione di Maria; nella Cappella Della Rovere la Natività con San Girolamo del Pinturicchio. Notevole è la Cappella Chigi nella navata sinistra, disegnata da Raffaello e completata dal Bernini. Nella Cappella Cerasi, insieme alla pala d’altare, raffigurante l’Assunzione della Vergine di Annibale Carracci, ci sono due capolavori del Caravaggio: la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo.

E proprio ammirando quest’ultima opera, nel giorno in cui la Chiesa fin dal VI secolo festeggia la “conversiti sancti Pauli”, ricordiamo la conversione dell’Apostolo delle Genti con il racconto fatto dallo stesso Paolo nel capitolo 22 degli Atti:

S. Maria del Popolo

Mentre ero in viaggio e mi stavo avvicinando a Damasco, verso mezzogiorno, all’improvviso una grande luce dal cielo sfolgorò attorno a me; caddi a terra e sentii una voce che mi diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?”. Io risposi: “Chi sei, o Signore?”. Mi disse: “Io sono Gesù il Nazareno, che tu perséguiti”. Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono la voce di colui che mi parlava. Io dissi allora: “Che devo fare, Signore?”. E il Signore mi disse: “Àlzati e prosegui verso Damasco; là ti verrà detto tutto quello che è stabilito che tu faccia”. E poiché non ci vedevo più, a causa del fulgore di quella luce, guidato per mano dai miei compagni giunsi a Damasco.

Mauro Monti

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