Santa Sabina, il rito delle ceneri e le arance di San Domenico

Santa Sabina - Mauro Monti

Sul colle Aventino, nel luogo dove sorgeva la casa della pia matrona Sabina, consacrato alla fede dalle riunioni che vi tenevano nei primi secoli i cristiani, il prete illirico Pietro edificò nella prima metà del V secolo, una basilica in onore della Santa umbra, martire durante la persecuzione dell’imperatore Adriano.

Fin dalla riforma di S. Gregorio Magno, nel VII secolo, hanno inizio proprio in questa chiesa i riti della Quaresima con l’imposizione delle Ceneri alla presenza del Papa.

Fu scelta Santa Sabina come tappa iniziale di questo cammino di conversione molto probabilmente perché la processione che la raggiungeva, partiva da Santa Anastasia e il dislivello esistente tra le due chiese simboleggiava gli sforzi necessari alla “salita” verso la perfezione spirituale dell’anima.

La chiesa fu restaurata nel IX secolo da Leone III; Eugenio II fece eseguire diversi lavori di abbellimento e collocò sotto l’altare maggiore, dove tuttora si conservano, le reliquie della Santa e di altri martiri.

Santa Sabina - Mauro MontiOnorio III, nel XIII secolo, la donò per il suo Ordine a S. Domenico di Guzman, che fece costruire il chiostro e l’attiguo convento. Nella seconda metà del XVI secolo, Sisto V diede incarico a Domenico Fontana di restaurarla completamente ma con risultati che purtroppo ne stravolsero l’identità: non venne infatti rispettato lo stile primitivo, sparì la schola cantorum e vennero chiusi archi e finestre. In seguito vennero aggiunte le due cappelle laterali di S. Giacinto e di S. Caterina da Siena. Finalmente nel 1919, grazie ad accurati lavori di restauro e ripristino guidati dall’architetto Antonio Munoz, venne riportata al suo antico aspetto.

All’esterno si presenta lateralmente, sul fondo di un piazzale alberato, senza una facciata, ma con un semplice portico quattrocentesco che fa angolo con il moderno prolungamento del vecchio atrio.

Santa Sabina - Mauro MontiE proprio sotto l’atrio, fa bella mostra di sé la celebre porta maggiore d’ingresso: un’importantissima e preziosa opera del V secolo, scolpita in legno di cipresso, divisa in quadri rappresentanti scene dell’Antico e del Nuovo Testamento. Nel primo riquadro in alto possiamo ritrovare una delle prime rappresentazioni della Crocifissione. Vi è perfino raffigurato Napoleone! Nei lavori di restauro eseguiti nel 1836, infatti, venne scolpito di profilo al posto del volto del faraone nella scena del passaggio del Mar Rosso. Sono mancanti dieci pannelli e i restanti sono stati riposizionati, dopo il restauro ottocentesco, senza un senso logico, ma l’opera nel complesso è unica per importanza artistica e iconografica ed è stata nel corso dei secoli oggetto di numerosi studi.

Santa Sabina - Mauro MontiSul muro di fronte è presente una minuscola finestrella dalla quale si vede l’arancio proveniente dalla Spagna e piantato nel 1220 da San Domenico nell’orto del convento. Si tratta secondo la tradizione del primo arancio trapiantato in Italia. A questa pianta apparterrebbero, inoltre, le cinque arance candite che S. Caterina nel 1379 offrì a papa Urbano VI (1378 – 1389) supplicandolo di agire con moderazione nei confronti dell’antipapa Clemente VII, dimostrandogli come anche un frutto aspro potesse all’occorrenza riempirsi di dolcezza.

L’ingresso, illuminato dalle innumerevoli finestre, è diviso in tre navate da ventiquattro colonne antiche, scanalate, corinzie; su di esse si appoggiano gli archi, che sorreggono le pareti, ornati di una decorazione policroma marmorea del V secolo. In corrispondenza di ciascuna delle colonne sono raffigurate alcune «insignia» militari: è la rappresentazione, questa, del trionfo di Cristo e della fede Cristiana nell’Impero Romano.

Nella parete d’ingresso un grandissimo mosaico del V secolo (13 metri per 3), unico superstite di quelli che ornavano la chiesa: tra due simboliche figure che portano un libro aperto, rappresentanti il Vecchio e il Nuovo Testamento, fonti dalle quali attinge la Chiesa, è rappresentata su lettere d’oro in sette versi la dedica della basilica . Il testo di questo importantissimo documento storico dice:

Santa Sabina - Mauro MontiQuando Celestino [Celestino I (422 – 432)] aveva il supremo grado della dignità apostolica
E rifulgeva nel mondo intero come il primo dei vescovi
Questa meraviglia è stata creata da un prete di Roma, oriundo d’Illiria.
Pietro uomo ben degno di portare tale nome perché dalla nascita nutrito nell’aula di Cristo
Ricco per i poveri, povero per sé stesso
Il quale fuggendo i beni della vita presente
Ha ben meritato sperare ricevere la vita futura.

Sono presenti nel pavimento numerose lastre tombali e tra queste, al centro della grande navata, c’è quella in mosaico di Munoz de Zamora, Generale dei Domenicani, morto nel 1300: un prezioso lavoro attribuito a Jacopo Torriti. Poco più avanti, la schola cantorum, ricostruita con gli antichi pezzi ritrovati durante l’ultimo restauro.

Nel catino dell’abside gli affreschi di Taddeo Zuccari (1529-1566) riproducono il soggetto del mosaico che anticamente era lì presente e raffigura Cristo assiso sul monte circondato da apostoli e Santi; davanti, gli agnelli si abbeverano a un fiume che sgorga ai piedi del Redentore.

Mauro Monti

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