LA PACE SOCIALE
Incontro con Mons. Giovanni Ricchiuti 15/03/2018

Prosegue la nostra rilettura dell’Esortazione Apostolica “’Evangelii Gaudium” di Papa Francesco, lo facciamo incontrando Mons. Giovanni Ricchiuti, Arcivescovo della Diocesi di Altamura – Gravina – Acquaviva delle Fonti e Presidente e Presidente di Pax Christi – Italia. Mons. Ricchiuti ha scelto alcuni passaggi relativi alla pace sociale, tema a lui caro come lo è stato per Don Tonino Bello, suo predecessore nella presidenza di Pax Christi dal 1985 al 1993.

In vista delle prossime visite straordinarie di Papa Francesco per ricordare Don Tonino Bello e Padre Pio abbiamo proposto un video inedito in cui il primo parla della carità e della devozione del Santo di Pietrelcina.

In conclusione di puntata abbiamo riascoltato l’Omelia di questa mattina di Papa Francesco a Santa Marta. 

 

IN EVIDENZA

L’eredità di Don Tonino Visione profetica

 

EVANGELII GAUDIUM

217. Abbiamo parlato molto della gioia e dell’amore, ma la Parola di Dio menziona anche il frutto della pace (cfr Gal5,22).

218. La pace sociale non può essere intesa come irenismo o come una mera assenza di violenza ottenuta mediante l’imposizione di una parte sopra le altre. Sarebbe parimenti una falsa pace quella che servisse come scusa per giustificare un’organizzazione sociale che metta a tacere o tranquillizzi i più poveri, in modo che quelli che godono dei maggiori benefici possano mantenere il loro stile di vita senza scosse mentre gli altri sopravvivono come possono. Le rivendicazioni sociali, che hanno a che fare con la distribuzione delle entrate, l’inclusione sociale dei poveri e i diritti umani, non possono essere soffocate con il pretesto di costruire un consenso a tavolino o un’effimera pace per una minoranza felice. La dignità della persona umana e il bene comune stanno al di sopra della tranquillità di alcuni che non vogliono rinunciare ai loro privilegi. Quando questi valori vengono colpiti, è necessaria una voce profetica.

219. La pace «non si riduce ad un’assenza di guerra, frutto dell’equilibrio sempre precario delle forze. Essa si costruisce giorno per giorno, nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini». In definitiva, UNA PACE CHE NON SORGA COME FRUTTO DELLO SVILUPPO INTEGRALE DI TUTTI, NON AVRÀ NEMMENO FUTURO e sarà sempre seme di nuovi conflitti e di varie forme di violenza.

220. In ogni nazione, gli abitanti sviluppano la dimensione sociale della loro vita configurandosi come cittadini responsabili in seno ad un popolo, non come massa trascinata dalle forze dominanti. Ricordiamo che «l’essere fedele cittadino è una virtù e la partecipazione alla vita politica è un’obbligazione morale».[180]Ma DIVENTARE UN POPOLOÈ QUALCOSA DI PIÙ, e richiede un costante processo nel quale ogni nuova generazione si vede coinvolta. È un lavoro lento e arduo che esige di volersi integrare e di imparare a farlo fino a sviluppare una cultura dell’incontro in una pluriforme armonia.

221. Per avanzare in questa costruzione di un popolo in pace, giustizia e fraternità, vi sono quattro principi relazionati a tensioni bipolari proprie di ogni realtà sociale. Derivano dai grandi postulati della Dottrina Sociale della Chiesa, i quali costituiscono «il primo e fondamentale parametro di riferimento per l’interpretazione e la valutazione dei fenomeni sociali».[181]Alla luce di essi desidero ora proporre questi quattro principi che orientano specificamente lo sviluppo della convivenza sociale e la costruzione di un popolo in cui le differenze si armonizzino all’interno di un progetto comune. Lo faccio nella convinzione che la loro applicazione può rappresentare un’autentica via verso la pace all’interno di ciascuna nazione e nel mondo intero.

 

L’INEDITO: Don Tonino parla di Padre Pio

 

SANTA MARTA

Papa: “Niente tangente. Io sono con il popolo. E sono con Te. Questa è la preghiera di intercessione: una preghiera che argomenta, che ha il coraggio di dire in faccia al Signore, che è paziente. Ci vuole pazienza, nella preghiera di intercessione: noi non possiamo promettere a qualcuno di pregare per lui e poi finire la cosa con un Padre Nostro e un’Ave Maria e andarcene. No. Se tu dici di pregare per un altro, devi andare per questa strada. E ci vuole pazienza”.

 

La fotogallery della puntata