Vivere per sempre Mons. Vincenzo Paglia

3 gennaio 2019

Perché parlare della vita dopo la morte? E soprattutto, possiamo parlarne insieme, ascoltandoci seriamente, credenti, non credenti e “non saprei”? La morte, liquidata frettolosamente come un destino che ci fa finire nel niente, non può che apparire come uno spreco ingiustificabile della vita umana. Ma considerare così la nostra morte, senza indagare a fondo, diciamolo ruvidamente, è un’offesa alla nostra intelligenza».

Da questa premessa coraggiosa parte l’ardimentoso viaggio di Mons. Vincenzo Paglia, già vescovo di Terni, poi arcivescovo, è attualmente Presidente della Pontificia accademia per la vita e Gran Cancelliere del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia che, intervistato da Nicola Ferrante, introduce alcuni dei temi trattati nella sua ultima pubblicazione “Vivere per sempre – L’esistenza, il tempo e l’oltre” (ed. Piemme) in cui pone una riflessione profonda sul senso della morte, un passaggio cruciale dell’esistenza che si cerca di nascondere.

In trasmissione Mons. Paglia ci accompagna con le sue riflessione, nell’ascolto delle parole del Papa riprese dall’ Udienza del 1° febbraio 2017 quando parla della preparazione al momento finale della vita e poi dall’Udienza del 4 dicembre 2013 quando ricorda che la vita eterna inizia sulla Terra.

Abbiamo poi scelto di riascoltare un breve estratto del dialogo tra papa Francesco e don Marco Pozza, teologo e cappellano del carcere di Padova, sulla preparazione al momento finale, ripreso dal programma Ave Maria di Tv2000.

 

 

IN EVIDENZA

Mons. Paglia: “Dio vuole rivederci tutti”

“La Resurrezione è pienezza di vita”

 

UDIENZA GENERALE 1 febbraio 2017

 

L’elmo della speranza

Papa: Così è la speranza cristiana: avere la certezza che io sto in cammino verso qualcosa che è, non che io voglia che sia. Questa è la speranza cristiana. La speranza cristiana è l’attesa di una cosa che è già stata compiuta e che certamente si realizzerà per ciascuno di noi. Anche la nostra risurrezione e quella dei cari defunti, quindi, non è una cosa che potrà avvenire oppure no, ma è una realtà certa, in quanto radicata nell’evento della risurrezione di Cristo. Sperare quindi significa imparare a vivere nell’attesa. Imparare a vivere nell’attesa e trovare la vita. Quando una donna si accorge di essere incinta, ogni giorno impara a vivere nell’attesa di vedere lo sguardo di quel bambino che verrà. Così anche noi dobbiamo vivere e imparare da queste attese umane e vivere nell’attesa di guardare il Signore, di incontrare il Signore. Questo non è facile, ma si impara: vivere nell’attesa.

 

 

Dal programma “Ave Maria” di Tv2000

PAPA FRANCESCO: Nell’ora della morte

 

 

 

 

UDIENZA GENERALE 4 dicembre 2013

  

Destinazione paradiso

 

Papa: La vita eterna incomincia già in questo momento, incomincia durante tutta la vita, che è orientata verso quel momento della risurrezione finale. E già siamo risuscitati, infatti, mediante il Battesimo, siamo inseriti nella morte e risurrezione di Cristo e partecipiamo alla vita nuova, che è la sua vita. Pertanto, in attesa dell’ultimo giorno, abbiamo in noi stessi un seme di risurrezione, quale anticipo della risurrezione piena che riceveremo in eredità. Per questo anche il corpo di ciascuno di noi è risonanza di eternità, quindi va sempre rispettato; e soprattutto va rispettata e amata la vita di quanti soffrono, perché sentano la vicinanza del Regno di Dio, di quella condizione di vita eterna verso la quale camminiamo. Questo pensiero ci dà speranza: siamo in cammino verso la risurrezione. Vedere Gesù, incontrare Gesù: questa è la nostra gioia! Saremo tutti insieme – non qui in piazza, da un’altra parte – ma gioiosi con Gesù. Questo è il nostro destino!