Rinnovare la parrocchia, Mons. Luciano Paolucci Bedini

4 aprile 2019

Incontro con Mons. Luciano Paolucci Bedini, Vescovo di Gubbio nominato il 29 settembre 2017 da papa Francesco, che propone l’approfondimento dell’Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium” relativa alla trasformazione missionaria della Chiesa ed in particolare della parrocchia.

Gennaro Ferrara in dialogo con il Vescovo ritorna sulle parole del Papa ai giovani nell’incontro pre-sinodale del 19 marzo 2018 in cui parla di parrocchia a misura di giovane per ravvivare la comunità.
Infine, a commento delle attività del Papa del giorno, abbiamo ascoltato la sintesi dell’Omelia di Santa Marta, in cui Francesco parla del coraggio della preghiera “uno dei tre modi, assieme a digiuno e carità, con cui durante la Quaresima ci si prepara alla Pasqua”.

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IN EVIDENZA

Paolucci Bedini: “La Chiesa non è nata nelle parrocchie”

Evangelii Gaudium

28. La parrocchia non è una struttura caduca; proprio perché ha una grande plasticità, può assumere forme molto diverse che richiedono la docilità e la creatività missionaria del pastore e della comunità. Sebbene certamente non sia l’unica istituzione evangelizzatrice, se è capace di riformarsi e adattarsi costantemente, continuerà ad essere «la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie». Questo suppone che realmente stia in contatto con le famiglie e con la vita del popolo e non diventi una struttura prolissa separata dalla gente o un gruppo di eletti che guardano a se stessi. La parrocchia è presenza ecclesiale nel territorio, ambito dell’ascolto della Parola, della crescita della vita cristiana, del dialogo, dell’annuncio, della carità generosa, dell’adorazione e della celebrazione. Attraverso tutte le sue attività, la parrocchia incoraggia e forma i suoi membri perché siano agenti dell’evangelizzazione. È comunità di comunità, santuario dove gli assetati vanno a bere per continuare a camminare, e centro di costante invio missionario. Però dobbiamo riconoscere che l’appello alla revisione e al rinnovamento delle parrocchie non ha ancora dato sufficienti frutti perché siano ancora più vicine alla gente, e siano ambiti di comunione viva e di partecipazione, e si orientino completamente verso la missione.

Incontro pre-sinodale del santo padre francesco con i giovani 19 marzo 2018

Una comunità testimone
Papa: Abbiamo bisogno di voi giovani, pietre vive di una Chiesa dal volto giovane, ma non truccato, come ho detto: non ringiovanito artificialmente, ma ravvivato da dentro. E voi ci provocate a uscire dalla logica del “ma si è sempre fatto così”. E quella logica, per favore, è un veleno. E’ un veleno dolce, perché ti tranquillizza l’anima e ti lascia come anestetizzato e non ti lascia camminare.
“Come è la tua comunità, o la comunità di tuo fratello, di quell’altro…? Se una comunità non è testimone di Cristo, lì deve intervenire il vescovo e aiutare il sacerdote e non lasciarlo solo. Lo “mangeranno vivo”, perché non si può essere testimone da solo: sempre c’è bisogno della comunità, e i grandi santi – pensiamo a Francesco – hanno subito cercato dei compagni, subito! La comunità. Filippo Neri, subito. Perché non si può essere testimoni di Cristo se non c’è una comunità testimone. Tu sei testimone in una comunità testimone di Cristo. E qui c’è il rapporto fra il prete e la comunità: anche il rapporto dev’essere testimoniale.

SANTA MARTA

Il coraggio della preghiera
Papa: Ci vuole tanto coraggio per pregare così. E noi siamo tiepidi tante volte. Qualcuno ci dice: “Ma prega perché ho questo problema, quell’altro…” Sì, sì, dico due “Padre Nostro”, due “Ave o Maria”, e mi dimentico… No, la preghiera del pappagallo non va. La vera preghiera è questa: con il Signore. E quando io devo intercedere, devo farlo così, con coraggio. La gente, nel parlato comune, usa un’espressione che a me dice tanto, quando vuole arrivare a qualcosa: “Ce la metto tutta”. Nella preghiera di intercessione, questo vale pure: “Ce la metto tutta”. Il coraggio di andare avanti. Ma forse può venire il dubbio: “Ma io faccio questo, ma come so che il Signore mi ascolta?” Noi abbiamo una sicurezza: Gesù. Lui è il grande intercessore.

… Quella intercessione di Gesù: Gesù prega per noi, in questo momento. E quando io prego, sia con la persuasione sia con il mercanteggiamento e sia balbettando sia discutendo con il Signore, ma è Lui che prende la mia preghiera e la presenta al Padre. E Gesù non ha bisogno di parlare davanti al Padre: gli fa vedere le piaghe. Il Padre vede le piaghe e dà la grazia. Quando noi preghiamo, pensiamo che lo facciamo con Gesù. Quando facciamo la preghiera di intercessione coraggiosa così, lo facciamo con Gesù: Gesù è il nostro coraggio, Gesù è la nostra sicurezza, che in questo momento intercede per noi.

ALTRI APPUNTAMENTI
Saluto a una delegazione di giornalisti Cattolici ed Evangelici della Repubblica Federale di Germania 

 

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