28 gennaio 1986. Esplode in volo lo Space Shuttle “Challenger”

I ragazzi degli anni Ottanta non dimenticheranno mai Christa McAuliffe, l’insegnante di una scuola superiore in studi sociali che a 37 anni entra a far parte dell’equipaggio del Challenger. Dopo mesi di addestramento la data fissata per il lancio è 23 gennaio, ma dovrà aspettare 5 lunghi giorni al conto alla rovescia. Il lancio della navetta spaziale, infatti, è stato ripetutamente ritardato a causa delle condizioni meteorologiche e di problemi tecnici. Con lei morirono gli astronauti Michael John Smith, Dick Scobee e Ronald McNair, Ellison Onizuka, Gregory Jarvis e Judith Resnik.

Settantatre secondi dopo il lancio milioni di persone, in diretta Tv e in differita, compresa la famiglia di Christa, fissarono increduli mentre la navetta si rompeva in un pennacchio di fumo e fuoco. Una tragedia straziante che bloccò i programmi spaziali per quasi tre anni.  Il girono dopo il disastro, il presidente Ronald Reagan nominò una commissione speciale per capire cosa fosse andato storto. La commissione presidenziale era guidata dall’ex segretario di stato William Rogers e  l’ex astronauta Neil Armstrong, l’uomo che per primo aveva messo piede sulla Luna. Inoltre della commissione faceva pare anche l’ex pilota collaudatore Chuck Yeager. Alla fine la relazione che fu consegnata parlava di un guasto causato da un sigillo “O-ring” in uno dei due razzi a combustibile solido. L’O-ring elastico non ha risposto come previsto a causa della temperatura fredda al momento del lancio, che ha iniziato una catena di eventi tragici concatenati.