25 anni fa il genocidio del Rwanda

Siamo a Rilima in Rwanda nel 1994. Rilima è l’abitato con acqua potabile ed un ospedale attrezzato (grazie alla cooperazione italiana) più vicino ai campi profughi burundesi. Dista 60 km. dalla capitale Kigali e 30 km. dal confine con il Burundi. Questi campi sono stati realizzati dopo la morte del presidente del Burundi Melchior Ndadaye il 21 ottobre 1993. Qui l’esercito, in prevalenza di etnia Tutsi, non accettò la recente elezione del Presidente Ndadaye del Frodebu (Fronte per la Democrazia in Burundi) nonostante fosse il primo presidente liberamente eletto e di etnia hutu nella storia del Burundi. Fu assassinato nella sua casa dopo soli 102 giorni di presidenza da tre militari dell’11° blindato del 2° comando. Fu strangolato con una corda e trafitto sette volte dalle baionette degli stessi militari. Il suo cadavere venne abbandonato nel campo e dileggiato, infine sepolto in una fossa comune nello stesso campo insieme ai corpi di Pontien Karibwami, vicepresidente e presidente dell’Assemblea Nazionale, di Bimazubute Gilles, vice presidente dell’Assemblea Nazionale, di Juvénal Ndayikeza, ministro dell’agricoltura e dello sviluppo rurale e Richard Ndikumwami, Direttore dei Servizi Segreti. Ne seguì un massacro di circa 200mila persone (global security). In alcuni di questi campi profughi l’ospedale di Rilima riforniva di acqua potabile le strutture ospedaliere e di pronto soccorso . 

Sul genocidio del Rwanda, nel 2004, approdò nelle sale cinematografiche “Hotel Rwanda”.  La storia vera di Paul Rusesabagina, direttore di un hotel a quattro stelle in Rwanda, che ha aiutato più di un migliaio di rifugiati Tutsi a nascondersi dalle milizie Hutu che negli anni ’90 scatenarono il terrore nello stato africano. Allo scoppio del conflitto, non si limita a mettere in salvo i suoi familiari, ma, facendo leva sui suoi privilegi lavorativi, apre le porte dell’hotel a quanti rischiavano di essere uccisi nel terribile eccidio che ha provocato un milione di morti.